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04 maggio 2026
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Soldati israeliani a Gaza ammettono loro crimini parlando del trauma
di Emma Buonvino

Non è solo il trauma della guerra.

Non è solo la paura, né l’odore della morte.

C’è qualcosa di più profondo, più destabilizzante: si chiama ferita morale.

In psicologia militare, la “ferita morale” indica il crollo del proprio sistema etico quando ciò che si è fatto — o visto fare — entra in conflitto con i valori più fondamentali dell’essere umano. Non è semplicemente stress post-traumatico: e una frattura della coscienza.

“Mi sentivo un mostro”.

Un’inchiesta pubblicata da Haaretz nell’aprile 2026 raccoglie le testimonianze di soldati israeliani rientrati da Gaza. Alcuni parlano apertamente di ciò che hanno fatto — o permesso che accadesse.

“Quando sono tornato mi chiamavano eroe, ma io mi sentivo un mostro.”

Un altro soldato racconta di aver sparato contro persone poi rivelatesi civili: “Ho sparato come un pazzo… poi ho capito che erano un vecchio e tre ragazzi disarmati.”

E ancora: “Non ci sono risposte. Non c’è perdono per quello che ho fatto.”

Lo specchio che non si può più guardare

La ferita morale non resta confinata al campo di battaglia. Segue i soldati a casa, nelle loro stanze, nelle loro notti. Un ex militare racconta: “Ho tolto tutti gli specchi. Non riesco a guardarmi.”

- Questa frase, semplice e devastante, racconta meglio di qualsiasi diagnosi clinica cosa significhi convivere con la colpa.

Quando il nemico è dentro

Gli psicologi descrivono due traumi principali nei combattenti: la paura di morire e la ferita morale per ciò che si è fatto o visto fare.

È quest’ultima a essere spesso la più distruttiva. Perché non si combatte contro un nemico esterno, ma contro sé stessi.

Molti soldati parlano di: senso di colpa persistente, vergogna perdita di identità, isolamento sociale e nei casi più gravi depressione, PTSD e pensieri suicidari.

Una crisi invisibile

I numeri confermano la portata del fenomeno: oltre 11.000 soldati entrati nei programmi di riabilitazione psicologica, centinaia di tentativi di suicidio documentati, un aumento significativo dei disturbi post-traumatici e morali.

Ma questi numeri raccontano solo una parte della storia.

Molti non chiedono aiuto. Molti non parlano.

Tra responsabilità e silenzio

Le testimonianze raccolte negli anni — da organizzazioni come Breaking the Silence — mostrano un elemento ricorrente: il silenzio istituzionale e sociale.

Un silenzio che protegge la narrazione ufficiale, ma lascia i singoli individui soli con ciò che hanno vissuto.

Una ferita che non cancella le altre

È importante dirlo con chiarezza: la ferita morale dei soldati non è equivalente alla sofferenza inflitta alla popolazione civile di Gaza.

È, piuttosto, una conseguenza interna — una frattura psicologica che nasce dentro chi partecipa alla violenza.

Una ferita che, paradossalmente, testimonia proprio la profondità dell’atto compiuto.

Bibliografia essenziale

Haaretz (17 aprile 2026), testimonianze di soldati israeliani sulla “moral injury” - haaretz.com
Breaking the Silence, raccolte di testimonianze di militari israeliani
Ynet News (2026), analisi clinica della ferita morale nei soldati - ynetglobal
Reuters (2026), aumento di PTSD e crisi psicologica tra i militari
Washington Post (2025), dati su suicidi e riabilitazione dei soldati - The Washington Post
Studi sulla moral injury in ambito militare - Wikipedia

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