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03 maggio 2026
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Crotone: il Riesame conferma le sbarre per Manica e boccia il ricorso
di Raffaele Florio

​C’era una volta il “modello Crotone”, quel magico ecosistema dove la politica non serve a risolvere i problemi dei cittadini, ma a oliare gli ingranaggi di un sistema di potere che confonde il Comune con un bancomat di famiglia.

Protagonista indiscusso di questa saga di periferia è Fabio Manica, già consigliere comunale di Fratelli d’Italia (ma guarda un po’ il caso), finito nelle maglie dell’inchiesta “Glicine” con l’accusa, tra le altre cose, di corruzione elettorale e associazione a delinquere.

​Ebbene, per chi sperava in un’estate di sole, mare e libertà per l’illustre esponente della destra sociale (molto sociale, soprattutto con gli amici degli amici), è arrivata la doccia gelata del Tribunale del Riesame. I giudici di Catanzaro, con una puntualità che farebbe invidia a un orologio svizzero, hanno respinto il ricorso presentato dai legali di Manica. Traduzione per i non addetti ai lavori: il "pericolo" resta, le prove tengono e le porte del carcere rimangono sbarrate.

​La difesa, con un ottimismo che rasenta l'eroismo, aveva provato a convincere il Riesame che il nostro Fabio fosse poco più di una vittima di equivoci o, al massimo, un politico un po' troppo esuberante nel cercare voti.

Peccato che l’impalcatura accusatoria costruita dalla DDA di Gratteri (quando ancora era a Catanzaro) racconti un’altra storia: quella di un sistema di scambio dove il voto non è un diritto, ma una merce di scambio per posti di lavoro, appalti e favori vari, il tutto sotto l’ombrello protettivo di pezzi da novanta della politica regionale.

​Fa sorridere, si fa per dire, il silenzio assordante dei vertici del suo partito. Quelli che un giorno sì e l’altro pure si riempiono la bocca di “legalità”, “ordine” e “tolleranza zero”, salvo poi soffrire di improvvise amnesie quando le manette scattano ai polsi di un loro colonnello locale. Manica resta dentro, dunque.

E mentre lui riflette in cella sulle gioie del consenso facile, fuori resta il quadro desolante di una città, Crotone, usata come terreno di conquista da una classe dirigente che, più che ai bisogni della Polis, sembra interessata alla gestione della “cosa loro”.

​Ma non ditelo troppo forte a Roma: lì sono impegnati a scrivere riforme per limitare le intercettazioni e imbavagliare la stampa. Sia mai che i cittadini scoprano come vengono cucinati i voti che portano certi campioni della preferenza fin dentro le istituzioni. Per ora, l’unica cosa che Manica potrà votare è il menù della mensa carceraria. Buon appetito.


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