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Diritto di navigare: il resto sono chiacchiere
di Piero Graglia
A me non interessa né chi finanzia la flottiglia (preoccupazione di Maurizio Molinari) né che si potrebbero usare altri canali per fare arrivare gli aiuti a Gaza.
Non è questo il tema dell'intervento. Il tema è che se un gruppo di persone decidono di navigare verso Gaza, fino a che sono in acque internazionali devono essere libere di farlo.
Quando arrivano nell'area sottoposta a blocco navale - che è stata pubblicizzata e resa nota dalle autorità israeliane con comunicazione obbligatoria ai sensi delle convenzioni e consuetudini internazionali - allora lì possiamo dividerci sul giusto o sbagliato riguardo ai motivi e al metodo.
Ma prima, a mille chilometri di distanza, non c'è motivo o metodo che tenga.
Se abbordi imbarcazioni in acque internazionali commetti un crimine, si chiama pirateria. Il resto sono chiacchiere.
Delle imbarcazioni sono state abbordate da unità della marina israeliana nei pressi di Creta, a oltre mille chilometri dalle coste della striscia di Gaza, c'è poco da discutere: si tratta di un atto contrario alle convenzioni internazionali e alla legge del mare che garantisce, anche per via consuetudinaria (Israele non ha mai ratificato la UNCLOS) la libera navigazione.
Sarebbe come se cittadini israeliani venissero arrestati sul territorio italiano e trattenuti contro la loro volontà, e magari malmenati. Dubito che il governo israeliano se ne starebbe zitto.
Lo stesso avviene se delle unità israeliane abbordano imbarcazioni che battono bandiera italiana o di altri Paesi e trattengono cittadini italiani o di altre nazionalità in acque internazionali, neppure prossime alla zona del blocco navale su Gaza.
Non c'è nessuno spazio per sciocchi distinguo o valutazioni in punta di diritto, è pirateria marittima in acque internazionali.
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