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02 maggio 2026
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Woodstock l'uccellino di Snoopy?
di Elisa Fontana

Non credo di essere una veterocomunista brezneviana legata all’ortodossia più cieca e tetragona, ma la metamorfosi del concertone del 1° maggio mi lascia abbastanza amaro in bocca.

Perché fa male sentire Arisa, una delle conduttrici, presentare in conferenza stampa il Concertone con parole degne di un reality show “Credo che questa sia una piccola Woodstock con un grandissimo cast. Se pensassimo di fare il Primo Maggio annoiando i ragazzi con dei pipponi allucinanti, perderemmo subito metà delle presenze in piazza, invece secondo me la musica parlerà tanto e noi dovremmo effettivamente solo essere un po’ i giullari di questa corte”.

Ora, già citare Woodstock come si fosse trattato di un Sanremo americano dimostra l’ignorare totalmente la carica di protesta, la contestazione contro la guerra del Vietnam, la cultura hippie, l’ansito di libertà e di una società più libera e meno ipocrita che furono l’humus di quel momento irripetibile. E la grandissima musica che si ascoltò in quei giorni fu la colonna sonora di quella gioventù, di quelle rivendicazioni, di quel grido di libertà che si espanse da lì in tutto il mondo. Non proprio Sanremo, insomma.

E l’altro conduttore, Pierpaolo Spollon, ha sottolineato il concetto “Lo spirito che cercheremo di portare è la leggerezza, per citare Italo Calvino che dice ‘siamo leggeri ma con una profondità d’animo’ e credo che il Primo Maggio raccolga in sé questa cosa che è una meravigliosa promessa. Si rema verso la stessa direzione”.

E per capire quale sia la direzione è intervenuta Big Mama, la terza conduttrice “con le persone più testarde del mondo per fargli capire qualcosa o fargli cambiare idea l’unica arma era spiegarlo in modo carino e coccoloso…”. E qui si erge potente la figura di Landini che cerca di spiegare il salario minimo a Giorgia Meloni in modo carino e coccoloso, non so se rendo.

Ecco, io mi sento stranita e spaesata, perché nessuno ovviamente si augurerebbe dal palco del concertone i discorsi-fiume della durata di ore di Breznev o di Mao, ma non possiamo nemmeno presentarlo come un festival canoro in cui i presentatori siano giullari di corte, scevri da qualunque velleità di voler fare pipponi magari su quel lavoro dignitoso che era il tema di quest’anno, sia mai che facciamo scappare un po’ di ragazzi dalla piazza.

Ecco, è la totale mancanza di comprensione dell’importanza dell’evento che si va a presentare, lo scambiare il concerto solo per un format leggero da portare a casa senza fare calare l’audience, lo scambiare le dinamiche di lotta sociale e sindacale con dinamiche carine e coccolose, ecco, tutto ciò mi fa parlare di metamorfosi del concertone.

Certo, i tempi sono cambiati, scaravoltati direi, non voglio nemmeno chiedermi per carità di patria cosa penserebbe un Di Vittorio di fronte a questo chiacchiericcio insensato, ma pensare di trovare persone più adeguate al ruolo di presentatori di un evento come questo mi sembrerebbe quantomeno doveroso. Non dobbiamo fargli l’analisi del sangue, ma che abbiano un minimo di contezza di dove sono, di quel che rappresentano e a chi si rivolgono.

Perché dire al rider sfruttato che dobbiamo convincere chi lo sfrutta in modo carino e coccoloso, come giullari di questa corte, è ridicolo, oltre che veramente irriguardoso.


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