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Ali al-Samoudi: Un anno di prigionia
trad. di Antonella Salamone
Un anno dopo essere stato detenuto dalle forze israeliane, questo giornalista palestinese appare quasi irriconoscibile.
“Non ci sono specchi; oggi è la prima volta che vedo il mio aspetto attraverso la telecamera di questo telefono."
Ali al-Samoudi ha perso 60 kg durante il periodo trascorso nella prigione israeliana, dove ha subito torture e maltrattamenti.
Il giornalista ha lavorato come corrispondente da Jenin, coprendo le operazioni militari israeliane in tutta la Cisgiordania occupata per vari media, tra cui Al Jazeera, Al-Quds, CNN, Reuters e Palestine Chronicle. E’ co-editore del libro Searching Jenin che documenta gli eventi del 2002 a Jenin.
È stato testimone dell'uccisione della giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh da parte di un cecchino israeliano nel Maggio 2022.
In quell'occasione è scampato per un soffio allo stesso destino, dopo essere stato colpito alla schiena mentre seguiva un raid israeliano a Jenin.
“L'occupazione è assassina e criminale; ci hanno sparato senza motivo. Noi, un gruppo di giornalisti, eravamo lì con la divisa stampa completa, inclusi gli elmetti con la scritta PRESS a grandi lettere, visibile a tutto il mondo. Non c'erano persone armate, né civili, né sparatorie o incidenti in quel momento. Siamo rimasti scioccati dagli spari."
Quando è stato detenuto l'anno scorso, il figlio di al-Samoudi ha dichiarato che l'esercito israeliano non aveva prove contro suo padre, il quale, come molti altri palestinesi, è stato tenuto in detenzione amministrativa senza accuse né processo.
"Sono stato rilasciato dalla prigione nel deserto di Naqab dopo un anno di detenzione amministrativa.
Le prigioni sono un vero inferno, un cimitero per i vivi.
Francamente, mi dispiace doverlo dire, ma le famiglie dei prigionieri hanno bisogno di ascoltare: i vostri figli non stanno bene. Le condizioni sono dure e brutali; i prigionieri soffrono in ogni modo.
Non c'è cibo decente; il cibo è così scarso e di cattiva qualità che non basterebbe nemmeno per un gatto. Oggi è la prima volta che mi vedo su uno schermo; non riesco a sopportarlo. Ancora non riesco a credere di essere stato effettivamente rilasciato dopo aver sopportato una realtà così amara e tragica.
Auguro la libertà a tutti i prigionieri. Esorto ogni famiglia a prendersi cura dei propri figli e a non lasciarli soli. Soffrono immensamente per l'ingiustizia e le condizioni carcerarie. Il loro messaggio per voi è di non abbandonarli: anelano alla libertà e alla dignità."
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