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Il primo maggio dei migranti sfruttati
di
Rosa Rinaldi
Stamattina, a Radio3, la conduttrice Daniela Preziosi ha fatto gli auguri "a tutti i lavoratori e le lavoratrici italiani".
Mi sono chiesta: ma chi sono questi lavoratori/lavoratrici italiani?
Quelle che possono vantare un inquadramento ai sensi di legge e che, nonostante tutto, giustamente lamentano le condizioni di sfruttamento e di mancato rispetto dei diritti di lavoratori? Certo che sì.
Ma ci si dimentica un po' troppo spesso che nel nostro sistema ci sono interi settori completamente ignorati o misconosciuti che riguardano il lavoro nero, anzi, sarebbe meglio dire, LAVORO OSCURO.
Dove i lavoratori sono esattamente degli schiavi.
Se ne parla poche volte, tranne quando capitano fatti di cronaca che permettono ai razzisti nostrani di parlare di "remigrazione" o, dispregiativamente, di "risorse".
Questa è la storia di Paul Neeraj, morto il 24 aprile 2026 dopo due settimane di dolorosa agonia.
Abbandonato al Pronto Soccorso dell’ospedale Ruggi di Salerno come un rifiuto, completamente solo, in condizioni terribili, con entrambe le gambe completamente annerite dalla cancrena. I medici hanno provato a salvarlo in ogni modo, ma non è stato possibile.
Secondo i medici dell’ospedale, le GAMBE ANNERITE DALLA CANCRENA erano compatibili con un’esposizione diretta e prolungata a sostanze chimiche TOSSICHE.
Neeraj lavorava molto probabilmente in una delle numerose aziende zootecniche o agroalimentari della zona (Piana del Sele), uno dei poli più importanti dell’agroalimentare italiano, dove si produce tra l’80 e il 90% delle insalate in busta e dove gli indiani, in particolare, sono spesso impiegati negli allevamenti di bufale.
Neeraj è morto così, come un rifiuto tossico, nell'Italia che celebra se stessa come Repubblica fondata sul lavoro.
Se poi sia lavoro nero, oscuro, sfruttato, ricattato o mal pagato... non è importante.
 
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