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30 aprile 2026
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L'Iran rispetta Enrico Mattei
di Franca Zanaglio

Un ritratto di Enrico Mattei è presente alla NIOC (Compagnia Petrolifera Statale iraniana). Non è un caso ma ha un forte valore storico e simbolico, perchè Mattei resta una figura importante per l’Iran.

Da presidente dell’ENI rivoluzionò il settore energetico in un’epoca dominata dalle grandi compagnie petrolifere occidentali.

In Iran, dopo la crisi seguita alla nazionalizzazione del petrolio da parte del presidente Mossadeq e dopo il ritorno del controllo occidentale con lo Scià, Mattei intervenne con una proposta innovativa: divisione dei profitti 75% all’Iran e 25% all’ENI, molto più equa rispetto agli standard del tempo, offrendo a Teheran dignità di partner non di suddito, e osando infrangere il monopolio delle "Sette Sorelle".

Il ritratto di Mattei nella sede della NIOC è un riconoscimento storico per chi fu il partner più giusto rispetto alle compagnie occidentali tradizionali.

E' simbolo d' indipendenza energetica, per l'aiuto che diede a paesi come l’Iran per raggiungere un maggiore controllo sulle proprie risorse. E' simbolo di una collaborazione negoziata, non coloniale.

Mattei è ancora oggi ricordato in Iran come una figura che ha sfidato gli equilibri del mercato petrolifero globale ed ha ha promosso una forma di cooperazione più equa tra Europa e Medio Oriente.

Mattei non fu solo un industriale, fu un eversore geopolitico e la sua non era solo imprenditorialità, non erano solo affari, era la visione di un’Italia non più colonia ma paese arbitro del Mediterraneo.

Enrico Mattei e la NATO.

In questo cablogramma del 7 agosto 1962 , pubblicato Julian Assange, il Regno Unito veniva informato di una conversazione di Enrico Mattei che diceva: "Ci ho messo sette anni per condurre il Governo italiano verso una apertura a sinistra. E posso dirle che mi ci vorranno meno di sette anni per far uscire l'Italia dalla NATO e metterla alla testa dei paesi neutrali".

Nel 1960 il New York Times aveva accusato Mattei “di non mantenere i patti stipulati nel dopoguerra, di avere rotto gli equilibri del mercato dei prodotti petroliferi, scavalcando e danneggiando con la sua egoistica autonomia non solo gli interessi delle grandi compagnie ma anche di avere compromesso futuri equilibri politici”.

Oggi, il riflesso di quella lotta appare sbiadito.

Se ieri la nostra dipendenza era dettata dai trattati post-bellici, oggi è sancita da un’inerzia politica che ci ha ridotto nuovamente a colonia economica e tecnologica.

Mattei comprese che l'energia è l'alfabeto della libertà: chi non possiede le proprie fonti, non possiede le proprie parole.

Riflettere su di lui oggi significa riconoscere che il "potere forte" non è un’entità astratta, ma il sistema che punisce chiunque provi a sostituire la sottomissione con la cooperazione.

Eravamo una colonia allora, lo siamo oggi; con la differenza che allora avevamo un architetto capace di immaginare l'indipendenza. Nel 1956, dopo la nazionalizzazione del canale di Suez da parte di Nasser, Israele (alleato di Francia e Gran Bretagna) invase il Sinai egiziano occupando anche i pozzi petroliferi, in mano all’Eni.

Mattei , appena creato Il Giorno, minacciò di lanciare una dura campagna di stampa per svelare la verità sull’occupazione israeliana dei pozzi petroliferi egiziani, ma venne bloccato in nome dei buoni rapporti con l’America di Eisenhower. Si rassegnò e giunse ad una transazione, una specie di pagamento per il petrolio sottratto.

Nel 1961 un bollettino petrolifero tedesco, secondo il quale Mattei aveva ottimi rapporti con gli israeliani, fece infuriare i petrolieri del Golfo e il fondatore dell’Eni fu costretto a una dura smentita in cui chiarisce che "non ha e non avrà mai buoni rapporti con Israele", frase che fece infuriare i servizi segreti sionisti Il successore alla guida dell’Eni sarà l’allora vice-presidente Cefis "noto per i suoi buoni rapporti con Israele".

Dunque nella morte di Enrico Mattei possiamo intravvedere la sperimentata collaborazione tra CIA, Mossad e Stato.

Il 27 ottobre 1962 fu la data in cui venne scritto "Italia schiava per sempre".

"Timeo Danaos et dona ferentes" bene si attaglia ai portatori di chewingum, cioccolata e sigarette, a quelli che hanno usato il piano Marshall (in Italia presto divenuto piano Gladio e piano Solo) per trasformare l'Europa in Euramerica. Confermo la mia sempre più acuta idiosincrasia per tutti i filoatlantisti.

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