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30 aprile 2026
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Piangere a Lipa
di Rinaldo Battaglia *

PIANGERE NEL CIMITERO DEI BAMBINI DI LIPA Il 19 giugno 1996 il deputato Roberto Menia depositava alla Camera la proposta di legge n. 1565 che riguardava la “Concessione all’Associazione «Comune di Fiume in esilio» della medaglia d’oro al «valor militare», alla memoria dei suoi cittadini che in guerra e in pace hanno servito la Patria”.

Tra le righe della proposta, e a supporto della stessa, venivano elencati molti nominativi infoibati e/o uccisi da ‘elementi slavi’ (così si scriveva). Mi ha sempre colpito un caso particolare di quell’elenco.

Lo riprendo fedelmente: “Piesz Aurelio, di Emilio e di Busaz Maria, nato a Fiume nel 1919. Richiamato alle armi nel 1940 combatte´ in Balcania col grado di sergente maggiore di artiglieria, guadagnandosi la Croce di guerra al valor militare con la seguente motivazione: «Durante un violento combattimento contro formazioni avversarie, incaricato di recapitare un ordine ad alcuni reparti staccati, attraversava zone battute da intenso fuoco nemico, assolvendo con ardimento il compito affidatogli. Zrnovica (Balcania), 8 luglio 1943».

Dopo l’8 settembre 1943, comandava il distaccamento dislocato a caposaldo del Bivio di Rupa sulla strada per Trieste. Il 28 aprile 1945, riuscı` a ripiegare col suo reparto a Trieste. Successivamente venne catturato da elementi slavi giunti da Fiume e impiccato al Bivio di Rupa. Oltre al padre trucidato dagli slavi in provincia di Gorizia dopo l’8 settembre 1943 anche una sorella di anni 15 non ha mai dato sue notizie. La decorazione conferita al Piesz é stata consegnata alla vedova il 2 novembre 1954 nel corso di sua cerimonia che ha avuto luogo a Gradisca d’Isonzo.”

Passeranno 8 anni e con la legge 30 marzo 2004 n. 92, tra cui uno dei primi firmatari fu lo stesso Roberto Menia, venne istituito il “Giorno del Ricordo”, celebrato il 10 febbraio di ogni anno, per "conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

Passeranno altri anni e improvvisamente il 10 febbraio 2021 un articolo di Simona Sardi su ‘Il Giornale’ riprendeva ancora la vicenda prima menzionata. Arrivando a dati molto più precisi.

“Analoga sorte per Alice Abba', 13 anni, quando dopo uno stupro ad opera di cinque partigiani di Rovigno, i cui nomi sono noti e tenuti segreti ancora oggi, si ritiene che sia stata gettata nella foiba di Moncodogno: rea di essere una squadrista fascista, solo perché, dopo un anno e mezzo di ricerche, dopo l'infoibamento del padre, Giorgio Abba', avvenuto il 16 settembre 1943 sua madre denuncia Mate Poropat e Jure Brajkovic, entrambi arrestati, entrambi coinvolti nell'omicidio. E poi Graziella Saturnino, 5 anni insieme ai fratellini, Martino, Nerina e Valentino, di 4, 2 e 10 anni. Romano Casa con la sorellina Pasqualina Maria di un anno e mezzo, Piesz Eva, 15 anni di Fiume, insieme al fratello Aurelio di 17 anni viene infoibata nel maggio del '45. Delpini Pietro, 14 anni, scomparso nei quaranta giorni di Gorizia, e Cescutti Ines Maria, di 17 anni di Villa di Rovigno: si perdono le tracce a Canfanaro, il 26 agosto del 44, Bressanutti Vinicio, 17 anni, scomparso a Trieste il 18 marzo 1946”.

Ripeto: “Piesz Eva, 15 anni di Fiume, insieme al fratello Aurelio di 17 anni viene infoibata nel maggio del '45”. Da cui deduco, da queste precise parole, che anche Aurelio Piesz sia stato infoibato.

Poco dopo (14 febbraio 2021) in più pagine Facebook e in più suoi libri, la storica Claudia Cernigoi, molto esperta in materia, ritornò in argomento dando elementi storici a riguardo, totalmente contrastanti. In risposta anche a quell'articolo.

“Il secondo caso è ancora più mistificante: altri "bambini" vittime degli Jugoslavi sarebbero, secondo Sardi, i fratelli Piesz, Aurelio di 17 anni ed Eva di 15, uccisi dai "titini" a Fiume.

In realtà Aurelio Piesz era nato nel 1919, quindi di anni ne aveva 26, ed era il tenente a capo del presidio di Rupa, lungo la strada per Fiume; il 30/4/44 un'operazione congiunta nazifascista, cui partecipò anche Piesz, al comando del suo reparto, attaccò ed incendiò, radendolo praticamente al suolo, il villaggio di Lipa: vennero distrutte 87 case e 85 tra stalle e capanne, fu lasciata in piedi solo la chiesa, ma le persone che cercarono di rifugiarvisi furono massacrate come le altre. I morti totali furono 269, di cui 96 bambini, il più piccolo dei quali aveva sette mesi (nella foto un'immagine del massacro).

Da una testimonianza raccolta dal professor Samo Pahor risulta che mentre i nazifascisti incendiavano le case, un bambino di pochi anni si sarebbe diretto verso il tenente Piesz, che era conosciuto nel villaggio, per cercare protezione: ma Piesz lo avrebbe gettato nella casa che stava bruciando.

Piesz fu arrestato a Trieste nel maggio '45 dagli Jugoslavi: fu processato e condannato a morte, impiccato il 31 maggio al bivio di Rupa. Della sorella quindicenne, che sarebbe stata arrestata con lui (questo secondo l'Albo dei caduti della RSI), non sappiamo nulla, e nulla possiamo dire.

Ma rimane lo squallore di questa ennesima manovra di propaganda mistificatoria, cui si è prestata una giornalista evidentemente priva di quella deontologia professionale che prevede che le notizie debbano essere verificate prima di essere pubblicate”.

Chi vi scrive è stato più volte a Lipa, più volte ha parlato con gente del posto, più volte ha pianto e altrettanto volte si è vergognato a Lipa di essere italiano. Io sì, molto vergognato.

30 aprile 2026 - 82 anni dopo - liberamente tratto dal mio 'Mi chiamo fuori' - Amazon - 2025

* Coordinatore Commissione Storia e Memoria dell'Osservatorio


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