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Hezbollah fustiga Israele che attacca il sud del Libano
di Leandro Leggeri
Le operazioni israeliane nel sud del Libano stanno entrando in una fase sempre più complessa e controversa. Secondo un’inchiesta di Haaretz, le truppe dell’IDF si trovano esposte a una minaccia crescente rappresentata dai droni esplosivi di Hezbollah, mentre sono impegnate nella demolizione sistematica di abitazioni nei villaggi sciiti lungo la fascia di confine.
Negli ultimi giorni, questi droni – piccoli, silenziosi e difficilmente intercettabili – hanno dimostrato un’elevata capacità di adattamento, colpendo mezzi e personale con precisione crescente. Un episodio emblematico è avvenuto martedì, quando un drone ha centrato un bulldozer impegnato nelle demolizioni, uccidendo un lavoratore civile e ferendo altre persone, tra cui soldati israeliani. Pochi giorni prima, un attacco simile aveva causato la morte di un sergente e il ferimento di altri sei militari.
La particolarità di questi sistemi risiede anche nell’uso di tecnologie come la guida via fibra ottica, che li rende immuni alle contromisure elettroniche tradizionali. In grado di restare in volo o appostati sui tetti in attesa del momento opportuno, i droni colpiscono soprattutto quando le truppe si muovono in spazi aperti, trasformando ogni spostamento in un rischio.
Parallelamente, l’IDF sta portando avanti una strategia di creazione di una zona cuscinetto profonda circa 10 chilometri all’interno del territorio libanese. Questo processo passa attraverso la distruzione sistematica di edifici nei villaggi di frontiera, un’operazione che, secondo fonti sul campo, va ben oltre il targeting di infrastrutture militari.
Alcuni ufficiali parlano apertamente di distruzione totale delle aree assegnate, in quella che viene definita “Operation Silver Plow”.
Tuttavia, proprio questa missione è al centro di crescenti critiche interne. Diversi soldati intervistati descrivono una situazione paradossale: da un lato un’esposizione costante al pericolo dei droni, dall’altro un compito percepito come poco strategico rispetto al rischio sostenuto. “Restiamo allo scoperto a proteggere demolizioni mentre i droni sono in aria. Non ha alcuna logica”, ha dichiarato un militare.
Anche ai livelli più alti dell’esercito si ammette che non esiste, al momento, una soluzione efficace e completa contro questa minaccia. Le contromisure attuali – che includono osservazione visiva, reti protettive e tentativi di intercettazione – appaiono insufficienti rispetto all’evoluzione tattica di Hezbollah.
Il quadro che emerge è quello di un conflitto sempre più segnato da asimmetria tecnologica e logoramento operativo, in cui anche una potenza militare avanzata come Israele si trova a fronteggiare limiti concreti sul terreno. E mentre le operazioni proseguono, cresce tra i soldati non solo la fatica fisica, ma anche una forma di usura morale legata alla percezione di una missione poco chiara e altamente rischiosa.
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