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30 aprile 2026
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Non ci resta che ridere
di Elisa Fontana

Il ministro Giuli masticava amaro. Era finalmente arrivato all’ambito posto di ministro della cultura, partendo da un semplice piffero, da qualche invocazione alla sacra quercia e dalla sniffata di libri e riviste. Aveva portato una ventata di competenza in quella accolita di analfabeti del circoletto che stavano ancora a pagina uno di Topolino, era andato a commemorare la battaglia di Canne, si era travestito da nazista a New York per commemorare Cristoforo Colombo, ogni sua uscita ufficiale era un avvenimento a Colle Oppio, dove tutti lo guardavano estasiati per il glamour e lo stile decadente che D’Annunzio spostati.

Insomma, quando tutto pareva andasse a gonfie vele, ecco l’intoppo, il sassolino nell’ingranaggio che rischiava di vanificare tutta la sua opera cultural-egemonica in un attimo. Quella testa calda di Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Biennale di Venezia in virtù di sacra consacrazione meloniana, insisteva nella follia di voler invitare i russi alla Biennale, con la pazza idea che l’arte deve essere messaggera di pace e di collaborazione fra tutti gli artisti del mondo.

Ma si può essere più scemi? Si può essere così totalmente estranei alla realtà che ci circonda, così ingrati verso chi ti ha innalzato in quel ruolo? D’altronde, cosa mai potevamo aspettarci da un uomo di destra convertitosi all’Islam? L’Islam, capite? La negazione di ogni radice cristiana, la poligamia, altro che Dio-Patria-Famiglia!

Buttafuoco, testa dura come tutti i siciliani, non intendeva arretrare d’un passo, in difesa di un concetto in cui credeva fervidamente: l’arte deve essere un ponte fra le diversità del mondo, non una ulteriore occasione di divisione. E forte di questo assunto si era rifiutato di dimettersi e di deflettere dal suo cammino.

Che fare? Si chiedeva leninisticamente il buon Giuli, qui ci voleva una buona idea per salvare la situazione e far vedere chi comandava sul serio. E così, mentre passeggiava nervosamente avanti e indietro nel suo ufficio, intabarrato in mantello e stivali d’ordinanza, inforcato il monocolo e ispiratosi con una fischiatina al piffero ebbe la geniale idea: adesso, caro Buttafuoco , ti accomodo io! Ti mando una schiera di ispettori che dovranno frugare gli uffici della Biennale alla ricerca di documenti compromettenti che proveranno l’intesa con il nemico e giustificheranno la tua defenestrazione a furor di popolo.

E fu così che gli ispettori sbarcarono a Venezia con pochissime ma chiare regole d’ingaggio: frugare, frugare, frugare ovunque fino alla vittoria! Fu uno spettacolo vedere la squadra di ispettori aprire cassetti, spalancare armadi, compulsare schedari, accendere computer alla spasmodica ricerca di prove di intesa col nemico. Ma niente. Quel volpone di Buttafuoco doveva aver rimpiattato ben bene le prove incriminanti.

D’altronde che ti vuoi aspettare da uno che legge il Corano in lingua originale? Il tempo stringeva, Giorgina era nervosa e tempestava di telefonate il buon Giuli, la catastrofe si avvicinava e Buttafuoco e i russi l’avrebbero fatta franca, quando arrivò l’idea geniale di uno degli ispettori: controlliamo nel frigo! E lì avvenne l’epifania, la videotelefonata colse Giuli mentre stava accarezzando l’idea di un viaggio in Cina, sulle orme di Marco Polo, vestito da mercante veneziano. Eureka!

Ministro, abbiamo le prove dell’intelligenza con il nemico! E finalmente!, gridò Giuli fatemi vedere, cosa avete trovato? E con un colpo da maestro uno degli ispettori tolse il tovagliolo che copriva un piatto pieno di … blinis al caviale. E c’era anche questa, aggiunse un altro ispettore, mostrando trionfante una bottiglia di vodka Beluga Gold.

Giuli corse a dare la lieta novella a Giorgina e preso dall’euforia le confidò la prossima brillante idea: se troviamo i soldi compriamo il Teatro delle Vittorie, ne facciamo un teatro sinfonico e ne diamo la direzione a Beatrice Venezi. Che ne dici, Giorgina, geniale, vero?

P.S.: perdonate l’ironia, ma in quale altro modo potremmo raccontare le fantasmagoriche gesta, tutte rigorosamente vere, del ministro Giuli?


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