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29 aprile 2026
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Enrico Mattei: un coraggioso italiano anticolonialista
di Franca Zanaglio

“Non voglio essere ricco in un Paese povero”.

Il 29 aprile 1906 nasceva uno dei più grandi italiani di sempre Enrico Mattei, operaio, imprenditore, comandante partigiano, artefice dello slancio economico dell'Italia del dopoguerra, cui permise di diventare protagonista dell’energia a livello mondiale, idealista, lungimirante, uno dei più grandi servitori del nostro paese, il cui nome Meloni ha vilipeso associandolo al suo scellerato "piano" contro l'immigrazione.

Ci siamo chiesti se non ci fossero discendenti che potessero diffidare il governo dall' uso blasfemo del nome Mattei e finalmente, dopo mesi, un nipote ha agito.

Se Enrico Mattei fosse ancora vivo risolverebbe il caro carburante, perché l'aveva già fatto.

Nato povero, venuto dal niente, si guadagnò tutto ciò che aveva (" Mio padre diceva che è brutto essere poveri, perché non si può studiare, e senza studiare non si può fare strada.").

A 13 anni iniziò a lavorare come verniciatore, poi come garzone in una conceria di cui sarebbe diventato direttore a soli vent’anni. Nel 1929 a Milano fondò una propria azienda nel settore chimico.

Nel 1943 si unì alla Resistenza entrando a far parte del comando militare del C. L. N. Fu insignito della Medaglia d’oro della Resistenza e della Bronze Star dell’esercito USA.

Dopo la guerra fu incaricato di liquidare l’Agip, l’Azienda Generale Italiana Petroli, ma lui decise di rilanciarla e cominciò ad estrarre a Cortemaggiore, in provincia di Piacenza e in Pianura Padana.

A Ravenna fondò uno dei primi poli petrolchimici ("Se l'Italia è in grado di produrre automobili, sarà in grado di produrre benzina."). Nel 1953 diede vita all’ENI, Ente Nazionale Idrocarburi, che andò a incorporare la vecchia Agip.

Nel corso degli anni '50 fu lui ad avviare una nuova collaborazione internazionale, per trattare alla pari i Paesi del terzo mondo, ricchi di risorse naturali ma poveri di tecnologie, non come prede del neocolonialismo occidentale.

Partiva con il suo aereo e andava a trattare direttamente con i paesi produttori di petrolio come Libia, Marocco, Iran, Egitto, Algeria, con un atteggiamento molto diverso rispetto ad americani, inglesi e francesi.

Ottenne notevoli concessioni petrolifere in Medio Oriente e un grosso accordo commerciale con L’Unione Sovietica, conquistando all'Italia un'ampia autonomia energetica.

Scambiò il petrolio con prodotti Eni per oleodotti e ottenne un prezzo per il greggio Russo di 0,67 cent di dollaro al barile contro il prezzo di listino di 1,59 cent di dollari al barile.

Si schierò per l’indipendenza dell’Algeria e stava concludendo un accordo proprio con l’Algeria quando morì il 27 ottobre 1962, vittima d'un attentato.

Un italiano che stava rendendo competitivo il proprio paese e faceva vedere al mondo un altro modello imprenditoriale, senza sfruttamento, non poteva esistere. Un anticolonialista in competizione con le belve colonialiste non poteva esistere.

Era un italiano che con il suo lavoro teneva i costi bassi affinché tutti potessero accedere al benessere. Aveva capito che indipendenza energetica significa indipendenza economica, che significa a sua volta indipendenza politica, dedicando la sua vita alla libertà energetica italiana.

La sua coraggiosa intraprendenza sfidò il cartello che dominava il mercato petrolifero mondiale, toccando così gli equilibri politici creati dagli USA in Italia nel dopoguerra, insieme alla sua visione di un'Italia non subalterna, ma centrale nella geopolitica e nell'economia del Mediterraneo. Per questo fu definito dagli USA "pericoloso Comunista".

Quando Mattei seppe dal KGB d'essere nel mirino mandò a casa la scorta di polizia e carabinieri e tenne attorno a sé solo i suoi compagni della Resistenza.

"La geografia della fame è una leggenda: è legata solo alla passività, all’inerzia creata dal colonialismo nelle popolazioni autoctone. Faceva comodo al colonialismo incoraggiare la fatalità, la rassegnazione. Ho lottato anch’io contro l’idea fissa che esisteva nel mio Paese: che l’Italia fosse condannata a essere povera per mancanza di materie prime e di fonti energetiche".

"Quando l'energia è nelle mani di altri, chi comanda sono gli altri". (Enrico Mattei)


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