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29 aprile 2026
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Carcere: frigoriferi e provocazioni
di Elisa Fontana

Sembra che questo governo e le sue diramazioni territoriali vivano in una realtà parallela fatta di restringimenti sempre più plateali delle minime libertà che possano avere i detenuti dentro le nostre rinomatissime carceri. Oppure, in alternativa, concepisca la propria azione di governo come una continua provocazione, per vedere l’effetto che fa e sfoderare il manganello più o meno virtuale.

Così apprendiamo che nei giorni scorsi il capo del DAP, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ha emanato una circolare che sembra venuta fuori da una striscia di Strurmtruppen: “in nessun caso i pozzetti frigoriferi potranno essere collocati nelle camere di pernottamento”, allo scopo di evitare che qualcuno vi nasconda “oggetti o sostanze non consentite”, nonché “l’utilizzo improprio come per barricamento e/o strumento atto ad offendere”.

Innanzitutto vi prego di apprezzare la prosa fiorita per cui le celle normalmente fetide in cui vivono i detenuti diventano “camere di pernottamento” e poi vorrei aprire una parentesi. Le carceri italiane sono note per essere dei veri e propri colabrodo, dove entra di tutto, droga, telefonini, pizzini che non hanno bisogno dei pozzetti frigoriferi per essere più o meno occultati e in quanto alle barricate i detenuti non stazionano in celle vuote, ma, anche se malamente, comunque regolarmente arredate e non aspettano i pozzetti frigoriferi per organizzare eventualmente rivolte.

E allora, siamo davanti ad un caso conclamato di cretinismo burocratico? Non credo davvero, sarebbe troppo eclatante. Credo che sia una disposizione che certifica che Delmastro e la sua visione del carcere non sono passati invano.

I pozzetti frigoriferi sono stati installati l’anno scorso sbandierati dall’ineffabile Nordio come soluzione per battere il caldo record, ma già molti direttori di carceri ne avevano autorizzato l’installazione, proprio per venire incontro alle condizioni di vita dei reclusi, ancora più impossibili del solito in estate. Adesso il contrordine camerati con queste motivazioni come al solito esclusivamente securitarie.

E io ho sempre nelle orecchie quel meraviglioso discorso senza imbarazzi e infingimenti di Delmastro, quando parlava di intima gioia nel non lasciare respirare i detenuti dentro le macchine della polizia penitenziaria, in un discorso che aveva tutti i crismi dell’elogio della tortura e che non lasciava dubbi sulla visione fascista del carcere, lontana mille miglia dall’umanità e dalla rieducazione.

E anche questo splendido provvedimento sui frigoriferi sembra proprio nient’altro che una provocazione che possa incidere sulla qualità di vita già oltremodo scadente dei detenuti che, magari, in piena estate, chiusi nelle loro celle soffocanti, senza niente che possa alleviare il loro malessere perdano la pazienza e organizzino una bella rivolta.

Sai che intimo piacere chiamare le forze speciali per sedare la rivolta con metodi che abbiamo imparato a conoscere via via in giro per le carceri italiane. Fantasie? Può darsi, ma sarebbe piacevole che qualcuno allora spiegasse l’intima ratio di questa cervellotica e inumana disposizione. E magari si vergognasse e la ritirasse velocemente.


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