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Abolire il finanziamento ai giornali: ci chiedono, rispondiamo
di Rita Guma *
Ricevuti alcuni commenti per qualche nostro articolo che comunicava l'iniziativa del referendum abrogativo del finanziamento ai giornali, rispondo ai vari punti sollevati.
L'iniziativa referendaria non è dell'Osservatorio, ma dell'associazione Schierarsi, di cui l'Osservatorio non fa parte. Noi informiamo i lettori del lancio di un referendum abrogativo, che permette di scegliere tramite lo strumento democratico del voto, e rendiamo note le modalità di raccolta firme, spesso misconosciute.
Lo abbiamo fatto anche con altri referendum abrogativi che non piacevano al mainstream e/o alla politica e quindi non erano portati a conoscenza dei cittadini.
D'altra parte non possiamo negare, e lo abbiamo più volte denunciato, come dei finanziamenti finalizzati a garantire il pluralismo si faccia spesso un pessimo uso, propalando vere e proprie menzogne o campagne di odio che i proponenti il referendum sperano in questo modo di contrastare.
Va considerato che vi sono vari filtri numerici che permettono di verificare il reale interesse dei cittadini intorno a un quesito abrogativo (ex art. 75 Cost.): prima il raggiungimento delle 500.000 firme da portare in Cassazione perché il referendum venga indetto, poi il quorum dopo il voto e infine il risultato del voto.
Comprendiamo l'opinione contraria a questo referendum con l'argomento della tutela delle piccole testate per garantire il pluralismo e la rispettiamo, anche se l'elenco delle iniziative editoriali ad oggi finanziate non riguarda molto i piccoli giornali alternativi non collegati a politici che avrebbero comunque ampio spazio sui media nazionali, ma testate che diventano a volte veri e propri organi di partito con tutto quel che ne consegue anche sul piano della selezione per le assunzioni e collaborazioni pagate con i soldi dei cittadini.
A nostro avviso anche l'invito a firmare per una iniziativa democratica fatto da qualche nostro autore va nella direzione di favorire il pluralismo. Qualcuno contrario al quesito vuole forse impedire agli altri di presentare un referendum, a noi di renderlo noto o agli italiani di votare?
Non credo, hanno solo un'idea diversa della questione e in democrazia potranno presentare questa idea durante la campagna referendaria, dove saranno certo aiutati da tutta la stampa che oggi fruisce del finanziamento o ambisce a fruirne, mentre l'idea opposta avrà poco spazio sui media.
Alla fine l'elettore potrà valutare fra i due argomenti opposti e chi è contrario all'abrogazione, se convinto, andrà a votare per sostenere la sua posizione.
Fra l'altro, prima del referendum il legislatore ha modo di correggere il tiro della norma accogliendo parzialmente le critiche dei referendari con modifiche della legge esistente o con una nuova legge sostitutiva che - in questo caso - salvaguardi le piccole testate eliminando alcune storture. Ciò comporta che il referendum non si tenga nemmeno, dato che il quesito decade automaticamente.
In ogni caso la battaglia referendaria ha il merito di porre l'accento su una questione poco nota ai cittadini non dediti all'impegno civile e che non sarebbe stata affrontata dal legislatore di sua spontanea volontà né presa in considerazione dai partiti nei loro programmi elettorali.
* Presidente Osservatorio
 
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