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28 aprile 2026
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La libertà di espressione di Venezi
di Rita Newton

Un argomento che ho letto nelle prese di posizione a sostegno di Beatrice Venezi merita qualche parola in più.

Dato che la chiusura del rapporto è avvenuta dopo che ha criticato su un giornale argentino l'istituzione di appartenenza, alcuni sostengono che non le sia stata riconosciuta la libertà di espressione di cui all'art. 21 della Costituzione.

Venezi ha dichiarato, in un'intervista al quotidiano argentino La Nación dell'aprile 2026 "Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un'orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio".

In pratica ha insinuato che gli orchestrali non avessero curriculum all'altezza del ruolo ma fossero raccomandati e nel far questo ha screditato l'intera orchestra e la Fondazione della Fenice.

Ma la libertà di espressione è limitata per tutti gli operatori del settore pubblico e tale limitazione, per giunta, è sempre stata fortemente voluta dalla destra di cui Venezi si dichiara simpatizzante.

Nel 2010 (governo Berlusconi IV e ministra Gelmini), per esempio, nell’ambito del contratto collettivo nazionale di lavoro fu approvato il codice disciplinare per dirigenti scolastici che ne limitava i commenti riguardanti l'istituzione.

Per i magistrati - cui i governi berlusconiani cercarono di mettere il bavaglio - vi è l'obbligo della continenza verbale e vi è responsabilità disciplinare (d.lgs. n. 109/2006) quando le esternazioni configurano reati, come la diffamazione.

La riforma Castelli del 2006 (Governo Berlusconi III) si intervenne sui “doveri del magistrato” proprio con riguardo alle esternazioni, che nella modifica effettuata allora riguardavano le dichiarazioni sulle questioni d'ufficio.

Ma anche altri operatori del comparto pubblico hanno vari doveri che limitano le esternazioni.

Come pubblici ufficiali, gli insegnanti devono mantenere un comportamento rispettoso e leale verso l'amministrazione di appartenenza.

Viene considerato diffamatorio parlare male di un collega o della scuola davanti agli alunni o ai genitori. Lo stesso dicasi per le critiche pubbliche sui social media che screditano la scuola.

Tali condotte possono portare a sanzioni disciplinari, dalla censura scritta al licenziamento.

Non si vede perché lo stesso non debba valere per Venezi, che, per difendere la propria immagine, non si è preoccupata di svalutare quella dell'ente di appartenenza e dei professionisti che vi lavorano.

"La decisione è maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua Orchestra. - recita infatti la nota del sovrintendente della Fenice Nicola Colabianchi - Tali affermazioni, non condivise nel merito e nei giudizi espressi, risultano incompatibili con i principi della Fondazione e con la tutela e rispetto dovuto ai professori d’Orchestra”.

Tra l'altro, nell'intervista Venezi aveva accusato anche un altro Maestro d'orchestra di essere stato agevolato: "Anche Diego Matheuz diresse a soli 26 anni, sebbene fosse un protetto di Claudio Abbado. Io non ho padrini, questa è la differenza", coinvolgendo di fatto nell'apprezzamento anche la Fenice, qualora non avesse preso le distanze da lei.

Ma anche nella nota con cui reagisce alla rottura del rapporto, Venezi mette una toppa che è peggio del buco: «Mai sono mancata e mai mancherò di rispetto ai lavoratori di nessun teatro differenza di quanto invece ho ricevuto dai lavoratori de La Fenice negli ultimi otto mesi, che mi hanno costantemente e sistematicamente diffamata, calunniata, offesa e bullizzata, su social, giornali, tv in Italia e in tutto il mondo, con l'intento dichiarato di danneggiare la mia immagine professionale e conseguentemente la mia carriera».

Ma l'intento "dichiarato" dai lavoratori della Fenice non era danneggiare la sua immagine, come chiarito all'indomani della notizia sulla nomina in una nota dai 91 musicisti e 72 coristi: “La nostra contrarietà alla nomina di Beatrice Venezi deriva esclusivamente dal profilo professionale del direttore musicale designato. Venezi non ha mai diretto né un titolo d’opera né un concerto sinfonico pubblico in cartellone alla Fenice”.

Questo comunicato non sarebbe un dettaglio insignificante dal punto di vista legale, se gli artisti del teatro la citassero tutti in tribunale a seguito delle sue accuse...


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