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Nonsenso istituzionale
di Elisa Fontana
Non si sa davvero da dove cominciare per tracciare la pochezza, l’inadeguatezza e l’arroganza di questo governo e dei suoi protetti. Basta aprire oggi la prima pagina di un qualsiasi quotidiano per leggere del pasticcio Nordio-Quirinale-Minetti e della telenovela Beatrice Venezi.
E se le avessimo aperte nei giorni scorsi avremmo letto del pasticcio indigeribile dei due decreti sicurezza e del corto circuito governo-Quirinale, mentre è di questi giorni il ricorso della Corte dei Conti alla Consulta contro la riforma fortissimamente voluta da questo governo e accusata dai magistrati contabili di “irragionevolezza”, tale da incoraggiare addirittura “ comportamenti contrari al buon andamento e alla buona amministrazione”.
Credo che sia la prima volta nella storia della Repubblica che la Corte dei Conti si rivolga alla Consulta contro una intera riforma governativa. Perché c’è un altro rilievo da sottolineare con questo governo: la proterva arroganza. A nulla servono gli avvertimenti, le segnalazioni di criticità dei provvedimenti dell’esecutivo, il governo, nella sua visione autoritaria del proprio ruolo, va sempre avanti per la sua strada fino immancabilmente a schiantarsi, con danno e pregiudizio dell’autorevolezza e dell’efficacia dei poteri dello Stato.
Perché i rischi di incostituzionalità del decreto sicurezza erano stati ampiamente segnalati sia dal Presidente della Repubblica che dal CSM, ma a nulla è servito, il governo è andato avanti per la sua strada fino a rischiare un conflitto istituzionale, per finire nella farsa di due decreti, l’uno che abroga l’altro nel giro di qualche minuto. E adesso ci troviamo con una legge dello Stato palesemente incostituzionale e un decreto che dovrebbe sanarla, ma che deve essere convertito in legge entro 60 giorni. Della stagione referendaria non parlo nemmeno, ma tutti ricordano benissimo la pochezza argomentativa dell’esecutivo, i pedofili e gli stupratori in libertà come le parole di questo governo.
E non meno ingarbugliata e confusa è la nostra posizione internazionale. Per troppo tempo Meloni ha tenuto su la politica dei molteplici forni, da una parte adesione incondizionata e acritica a Trump e alle sue politiche autoritarie e dissennate, dall’altra tenersi buona l’Europa millantando un ruolo di ponte con gli USA che esisteva solo nella sua testa e nell’opportunismo di Von der Leyen.
Ma si sa, la cronaca e la storia si fanno beffe dei giochetti dei politici e così al momento ci troviamo in rotta con l’amico Donaldo che, pure, ha difeso strenuamente oltre ogni senso del ridicolo, e in rapporti più che difficili con l’Europa cui, dopo il fallimento dell’uscita dalla procedura di infrazione, stiamo chiedendo con insistenza, ma invano, di sforare il deficit di bilancio per rispondere alla crisi dei prezzi dell’energia.
Ma Von der Leyen non si lascia commuovere, motivando il diniego anche con il fatto che eventuali sussidi per i carburanti e il gas contribuirebbero ad aumentare la domanda invece di ridurla. Insomma dalla politica del piede in molte staffe, all’isolamento politico ma, soprattutto, alla mancanza di una qualche politica estera.
Insomma, dopo quasi quattro anni di governo la situazione è davvero fuori controllo, non tanto per gli occasionali provvedimenti, quanto per la aperta mancanza di ogni cognizione politico-istituzionale di questo governo, per l’arroganza senza precedenti con cui ha occupato e continua ad occupare qualunque posto disponibile, compresi quelli dove l’appartenenza politica è del tutto ininfluente, vedasi il caso Venezi alla Fenice o troppi casi Insegno in tv. Si può capire la bulimia di chi da 80 anni attende la propria rivalsa, si capisce meno che dopo 80 anni il livello di preparazione politica e istituzionale fosse di un livello così desolantemente mediocre.
 
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