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28 aprile 2026
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Grazia a Minetti: verso un provvedimento in autotutela?
di Vincenzo Canese

Ci si avvia verso la formulazione di un atto uguale e contrario in ossequio al principio dell'autotutela amministrativa. Un caso raro, rarissimo.

Se così dovesse essere, sarà necessario, senza indugio alcuno, verificare le responsabilità, le leggerezze, di chi ha avuto parte all'istruttoria del provvedimento di amnistia: Polizia Giudiziaria, Procura generale presso la Corte di Appello di Milano, Ministero della Giustizia.

Cass. civ. n. 39342/2002 "Non è configurabile, neanche sub specie di caso analogo, un conflitto di competenza tra Magistrato di sorveglianza e Procuratore generale presso la Corte d'appello in ordine all'istruzione della domanda di grazia, di cui all'art. 681, comma 2, c.p.p., in quanto nel procedimento di grazia all'autorità giudiziaria non spetta alcun potere decisorio, dovendo soltanto compiere l'attività di acquisizione di elementi di giudizio, strumentale alla decisione che deve essere adottata dal Ministro della giustizia nell'esercizio di una funzione non giurisdizionale".

Appare evidente dalla lettura del 681 e dalla giurisprudenza, che il Ministro che controfirma il provvedimento di grazia abbia tutte le facoltà per esercitare l'azione di controllo e approfondimento sulle informazioni del procuratore generale.

Ad perpetuam rei memoriam, ricordo che per il combinato disposto dell'art.681 del c.p.p. e l'art. 87 della Carta Costituzionale, l'istruttoria per l'esame di una domanda di grazia è sottoposto alla vigilanza del Ministero della Giustizia, ministero che ha l'obbligo di verificare e vagliare il lavoro della procura della Repubblica o del magistrato di sorveglianza se il richiedente è detenuto.

Il Guardasigilli trasmette il Dossier con il proprio parere motivato, al Presidente della Repubblica e controfirma il provvedimento in caso il Presidente della repubblica accolga l'istanza e conceda la grazia.

Il Ministro Nordio sul caso Minetti ha già messo le mani avanti, sostenendo di non essere l'unico a dover curare l'istruttoria, giustificandosi come al solito, quale semplice passacarte.

Se è pur vero che l'istruttoria viene esperita dal Procuratore generale è altrettanto chiaro che il Ministero ha l'obbligo di controllare nel merito gli atti del Procuratore generale o del magistrato di sorveglianza.

Pertanto, nel caso emergesse che la concessione della grazia a Nicole Minetti, risultasse concessa sulla base di atti mendaci, il ministro della Giustizia e il Presidente del Consiglio avrebbero l'obbligo morale di rassegnare le dimissioni.


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Dossier diritti

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