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25 aprile 2026
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Basi USA nel Golfo gravemente danneggiate
di Tamara Gallera

L’entità dei danni alle installazioni militari statunitensi nella regione del Golfo a seguito degli attacchi iraniani è più grave di quanto pubblicamente riconosciuto, secondo NBC News, citando funzionari statunitensi anonimi.

Il rapporto afferma che le valutazioni interne ad alcuni settori dell’amministrazione statunitense indicano che gli attacchi hanno causato una significativa distruzione delle infrastrutture militari in più siti, sollevando preoccupazioni sulla prontezza operativa nella regione. Secondo gli stessi funzionari, il costo delle riparazioni ammonterebbe a miliardi di dollari, riflettendo l'entità del danno subito.

Le autorità statunitensi non hanno rilasciato pubblicamente valutazioni dettagliate dell’impatto, e il Pentagono non ha confermato le cifre citate nel rapporto.

L’operazione iraniana True Promise 4 è stata lanciata il 28 febbraio 2026, dopo che gli Stati Uniti e “Israele” hanno lanciato una seconda guerra imposta all’Iran nel mezzo dei negoziati tra Teheran e Washington. I media iraniani hanno riferito che l’operazione è una risposta decisiva e immediata volta a ripristinare la deterrenza.

L’operazione si è svolta in ondate coordinate di attacchi missilistici e droni, le basi militari statunitensi attraversano il Medio Oriente con missili balistici e droni, così come i siti e le basi israeliane all’interno dei territori occupati. Secondo quanto riferito, la fase iniziale è iniziata poche ore dopo l’escalation, segnalando la rapida preparazione operativa di Teheran.

Gli obiettivi sono stati descritti come “centri di aggressione” coinvolti nelle operazioni contro l’Iran.

La campagna è stata estremamente precisa, con Teheran che ha schierato sistemi missilistici avanzati e droni a lungo raggio. I rapporti hanno evidenziato colpi riusciti su infrastrutture strategiche e centri di comando.

Gli attacchi missilistici e droni hanno interrotto le principali infrastrutture energetiche in tutto il Golfo Persico, con raffinerie e impianti di gas naturale liquefatto in Arabia Saudita, Kuwait e Qatar tra i siti colpiti. Numerosi impianti sono stati costretti a sospendere le operazioni, mentre ripetuti attacchi hanno portato a chiusure temporanee dei principali terminali di esportazione.

Gli scioperi colpiscono anche le reti di trasporto e logistica, prendendo di mira i porti e le infrastrutture fondamentali per le catene di approvvigionamento regionali. Gli analisti citati dall’Istituto internazionale per gli studi strategici hanno affermato che il modello degli attacchi indica uno sforzo deliberato di imporre costi economici insieme alla pressione militare.

Colpite anche le strutture di comando e controllo. Un attacco del 1° marzo ha preso di mira un centro operativo tattico statunitense in Kuwait, dove, secondo quanto riferito, un drone ha eluso le difese aeree e ha colpito direttamente il sito, distruggendo la struttura e provocando vittime.

In Bahrein, gli attacchi hanno colpito edifici danneggiati all’interno e attorno alle strutture collegate alla Quinta Flotta della Marina statunitense, sottolineando la portata della campagna in centri militari fortemente difesi.

Un Boeing E-3 Sentry è stato distrutto a terra durante un attacco missilistico e droni iraniano il 27 marzo 2026, presso la base aerea Prince Sultan, secondo la CNN. Il rapporto afferma che l’Iran ha utilizzato una combinazione di sei missili balistici e 29 droni, compresi sistemi di tipo Shahed, mirando a beni di alto valore stazionati nella base.

Almeno da 12 a 15 membri del servizio statunitense sono rimasti feriti nell'attacco, che ha anche danneggiato o distrutto diversi aerei da rifornimento KC-135 Stratotanker, aggiunge il rapporto.

Le immagini verificate citate dalla CNN mostravano l'aereo gravemente danneggiato, con la sezione di coda distrutta e la cupola del radar staccata, rendendo la piattaforma inutilizzabile.

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