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25 aprile 2026
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Hezbollah: tregua USA falso cessate il fuoco
di Leandro Leggeri

HEZBOLLAH RESPINGE LA TREGUA USA: “NON È UN CESSATE IL FUOCO, BEIRUT SI VERGOGNI”

Dura presa di posizione di Hezbollah contro la proroga della tregua annunciata dagli Stati Uniti. Il movimento sciita libanese ha respinto l’estensione del cessate il fuoco decisa dal presidente Donald Trump, denunciando un accordo che, nei fatti, consentirebbe a Israele di continuare operazioni militari in territorio libanese.

A guidare l’attacco politico è stato Mohammad Raad, capo del blocco parlamentare “Lealtà alla Resistenza”, secondo cui una tregua che permette al nemico di colpire “non è una tregua”. Raad ha inoltre accusato le autorità libanesi di aver oltrepassato una linea rossa avviando contatti diretti con Israele durante il conflitto, definendoli una violazione costituzionale e un atto privo di consenso nazionale.

L’estensione del cessate il fuoco, inizialmente fissato a 10 giorni, è stata annunciata dopo nuovi colloqui tra delegazioni libanesi e israeliane a Washington. La formula proposta dagli Stati Uniti prevede la possibilità per Israele di effettuare attacchi “difensivi” e “chirurgici”, un elemento che, secondo Hezbollah, svuota completamente il senso dell’accordo.

Sul terreno, infatti, la tregua appare già compromessa. Israele ha ridotto i bombardamenti su Beirut dopo i raid massicci dell’8 aprile, ma continua a espandere la propria presenza nel sud del Libano, dove ha consolidato una zona cuscinetto sul modello della “Linea Gialla”, accompagnata da distruzioni sistematiche e operazioni militari quotidiane.

Dal 2 marzo, secondo fonti libanesi, le vittime dei raid israeliani sono circa 2.500, tra cui oltre 100 operatori sanitari, mentre più di 60.000 abitazioni risultano distrutte o danneggiate. In risposta, Hezbollah ha intensificato le operazioni contro le truppe israeliane nel sud e ha ripreso il lancio di razzi verso il nord di Israele, segnando una nuova escalation nonostante la tregua formalmente in vigore.

Il movimento ha chiarito che non accetterà un ritorno alla situazione precedente, accusando Israele di aver violato sistematicamente anche i precedenti cessate il fuoco e ribadendo che la pressione militare resterà attiva finché le truppe israeliane non lasceranno il territorio libanese.

La crisi evidenzia ancora una volta la fragilità degli accordi mediati da Washington: mentre sul piano diplomatico si parla di tregua, sul terreno il conflitto continua a evolvere verso una fase di logoramento e controllo territoriale.

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