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Media: basta soldi dello Stato ai piccoli agenti sionisti
di Rossella Ahmad
Giuliano Ferrara ha definito se stesso "un piccolo agente sionista". Piccolo. I grandi agenti sionisti freddano la gente per strada, piazzano bombe, compiono false flag operations in mezzo mondo. I piccoli agenti sionisti, come Ferrara, si limitano a fare apologia delle azioni dei grandi agenti sionisti, e lo fanno utilizzando mezzi e soldi pubblici.
Quello di Ferrara è un vizietto antico. Nel 2003 confessò pubblicamente di aver collaborato come informatore retribuito per la CIA tra il 1985 e il 1986. Sì era lasciato corrompere, così disse, da un giovane funzionario americano, ed aveva fornito informazioni riservate nel contesto della Guerra Fredda.
"Informatore prezzolato", così si definì. Mazzi di dollari contenuti in una "fantastica busta giallina, dal peso giusto", consegnati perlopiù a Trastevere oppure al Pincio, in una sorta di incontro erotico. Per certa gente, il denaro è eccitante come un amore proibito.
Una spia, in pratica, che l'ordine dei giornalisti italiani non si è mai sentito in dovere di punire o sanzionare.
Questo esempio cristallino di integrità morale e deontologia professionale dirige uno dei giornali che usufruiscono del finanziamento pubblico all'editoria. Tra il 2016 e il 2021 ha ricevuto circa 1,8 milioni di euro all'anno, con un totale accumulato che già nel 2015 superava i 50 milioni di euro.
Una montagna di denaro che lo stato italiano - cioè noi - devolve agli Agenti Betulla del nostro paese per orientare la pubblica opinione attraverso una presentazione falsificata degli eventi, frutto di prostituzione e marchette, come abbiamo visto.
Non ripeterò le sue parole su Gaza. È stato già abbastanza frustrante averle ascoltate. Esse costituiscono l'apice delle oscenità che troppe volte abbiamo udito nel corso di questi due anni e mezzo di orrore: in particolare, definire guerra l'assalto di sette armate coloniali contro il popolo più solo della terra rappresenta il compendio, la madre di tutte le infamie presenti e future. E spero che diventino l'atto di accusa decisivo che inchioderà un giorno non lontano questa gentaglia alle proprie responsabilità, materiali e morali.
Taccio sulle altre bestialità udite, non ultimo il concetto/ossimoro di un sionismo cristiano che è una contraddizione in termini, esattamente come la fallace nozione di "civiltà giudeo-cristiana", mera rappresentazione mentale di un pugno di marchettari a digiuno di storia e civiltà.
È decaduto il principio - certamente ottimista ma condivisibile - che era alla base dei finanziamenti pubblici all'editoria , e cioè il nostro diritto ad una informazione quanto più possibile plurale e auspicabilmente incorruttibile, fondata sull'imparzialità e l'onestà, non solo intellettuale e astratta ma fattuale.
È tempo di agire per togliere linfa vitale a queste aberrazioni che colpiscono al cuore uno dei principi più sacri ed inviolabili, che i padri costituenti resero esplicito nell'articolo 21 della costituzione: spiace gettare nel calderone dell'infamia le piccole realtà locali, spesso dedite ad un tipo di giornalismo investigativo al servizio delle comunità di appartenenza, ma è il rischio connesso al non essersi opposti abbastanza, all'aver sostanzialmente tollerato che l'editoria finisse nelle mani di ben precisi gruppi di potere per obiettivi che esulano dall'interesse pubblico.
Il peccato capitale più grave in uno stato di diritto.
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