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Israele: il crimine normalizzato
di
Rosa Rinaldi
No, mi raccomando, non le mettiamo le sanzioni a Israele, sarà soltanto il cinquecentesimo giornalista che ammazza, a cui poi segue l'ammazzatina dei soccorritori.
Roba che se lo vedeste in qualche action-movie chiedereste la censura per estrema crudeltà.
Non ci rendiamo conto che Israele ha creato un nuovo paradigma, un paradigma che ha normalizzato i crimini peggiori.
Ancora non si è compreso fino in fondo che la tenuta delle nostre società si basa sulla cura di certi principi etici e giuridici. Se si perde la barra e si permette che sprofondino nell'abisso, riportarli in vigore diventa impossibile.
Quando il crimine è stato normalizzato ed è diventato "accettabile", nel senso comune, la rappresentazione sociale che gli corrisponde si è ormai modificata, come insegna Kuhn.
Un crimine non è più un crimine.
Riprogrammare eticamente un ordinamento o una struttura societaria diventa poi quasi impossibile.
Ed è precisamente questo il problema della società israeliana, in cui il compimento della radicalizzazione razzista è al suo culmine, processo adesso difficilissimo da invertire.
Ed è quello che sta accadendo anche alle nostre società, contaminate da questa israelizzazione.
Fateci caso:
ormai nessuno si stupisce più per i giornalisti o i soccorritori ammazzati, nessuno ne parla, nessuno condanna, fatti i salvi diretti interessati come i Premier o il Presidente libanese.
È diventato normale.
Uccidere i giornalisti e diventato NORMALE. Uccidere chi soccorre i feriti è diventato NORMALE.
Tutto questo non è solo colpa di Israele.
Tutto questo non sarebbe mai accaduto senza la copertura mediatica di gente che ogni giorno lavora per legittimare questi crimini.
Uno per esempio come Rampini che scrive che, per gli iraniani, le bombe che cadono sulle loro teste sono "esplosioni felici".
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