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Sostegno USA a Israele in calo
di
Leandro Leggeri
Il sostegno degli Stati Uniti a Israele non è più un dato scontato. È questo il messaggio centrale di un nuovo rapporto dell’Institute for National Security Studies (INSS), che avverte: il rapido deterioramento dell’immagine di Israele nell’opinione pubblica americana rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza nazionale.
Secondo i dati del Pew Research Center, il 60% degli americani ha oggi un’opinione negativa di Israele, in aumento rispetto al 53% dell’anno precedente. Il dato più significativo riguarda però le fasce più giovani: tra i 18 e i 29 anni, il 75% esprime un giudizio sfavorevole. Un segnale strutturale, non episodico.
Il calo attraversa anche le linee politiche. Tra i democratici, l’80% ha un’opinione negativa di Israele, ma il dato rilevante è che anche tra i repubblicani – tradizionalmente più favorevoli – il consenso appare meno compatto. Perfino tra gli evangelici bianchi sotto i 50 anni, uno dei pilastri della base di Donald Trump, le opinioni risultano ormai divise.
Un ulteriore elemento di frattura emerge all’interno della comunità ebraica americana. Un sondaggio condotto per il gruppo J Street indica che il 70% degli ebrei statunitensi si oppone a un sostegno militare e finanziario incondizionato a Israele, mentre cresce anche la quota di chi esprime maggiore simpatia per i palestinesi.
Il contesto politico riflette questo cambiamento. Al Senato USA, due risoluzioni per bloccare forniture militari a Israele – tra cui bulldozer e bombe – non sono passate, ma hanno registrato un livello di consenso senza precedenti tra i democratici. Il senatore Chris Van Hollen ha accusato apertamente il governo di Benjamin Netanyahu di aver contribuito all’escalation regionale e di colpire civili.
Per Israele, il nodo è strategico. Come sottolinea il Council on Foreign Relations, dal 1948 Washington ha fornito oltre 300 miliardi di dollari in aiuti: un livello di supporto senza paragoni globali. La possibile erosione di questo legame rappresenta quindi un rischio sistemico.
Il rapporto dell’INSS evidenzia che il cambiamento è di lungo periodo, ma accelerato dalla guerra a Gaza e dal recente conflitto con l’Iran, percepito da parte dell’opinione pubblica americana come innescato da Israele. Senza un cambiamento nelle politiche del governo, avverte il think tank, l’immagine negativa rischia di consolidarsi.
In altre parole: non si tratta più solo di una questione di narrativa o di percezione, ma di una trasformazione strutturale del rapporto tra Israele e il suo principale alleato. E, nel medio periodo, questo potrebbe avere conseguenze concrete sul piano militare, politico ed economico.
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