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22 aprile 2026
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Palestina: anche i morti non hanno pace
di Emma Buonvino

C’è una domanda che inquieta profondamente: perché i cimiteri palestinesi vengono distrutti, profanati o cancellati?

Non si tratta di episodi isolati. I dati, le testimonianze e la storia indicano una pratica ricorrente, con radici profonde e significati politici, militari e simbolici.

I numeri: una distruzione documentata

1947–1949 (Nakba)

Circa 750.000 palestinesi espulsi

Almeno 500 cimiteri distrutti, abbandonati o coperti con alberi

Dal 1967 (occupazione dei Territori Palestinesi)

Creazione dei cosiddetti “Cimiteri dei Numeri”: corpi palestinesi sepolti senza nome, identificati solo da numeri Guerra su Gaza (dal 2023) 93,5% dei cimiteri di Gaza distrutti totalmente o parzialmente

39 cimiteri completamente rasi al suolo, 19 danneggiati

Almeno 19 su 60 cimiteri colpiti deliberatamente.

Episodi specifici recenti

2025–2026: distruzione con bulldozer di cimiteri storici, anche con tombe della Prima e Seconda guerra mondiale

Cronologia della pratica

1. 1948 – La cancellazione originaria

Durante la Nakba, insieme alla distruzione di villaggi e case, anche i cimiteri vengono eliminati o lasciati scomparire.

Obiettivo: interrompere il legame tra popolazione e territorio, cancellare la presenza storica palestinese.

2. Dopo il 1967 – Controllo dei corpi

Nascono i “Cimiteri dei Numeri”: corpi senza nome, nessuna restituzione alle famiglie, impossibilità di rituali religiosi.

Qui la violazione non è solo fisica, ma giuridica e identitaria: il morto diventa un oggetto amministrativo.

3. Oggi – Distruzione sistematica e riesumazioni

Negli ultimi anni, soprattutto a Gaza:
tombe scavate e aperte resti umani rimossi, mescolati, non restituiti
cimiteri trasformati in basi militari.

In alcuni casi, la giustificazione ufficiale è la ricerca di corpi israeliani, ma spesso senza procedure verificabili o tracciabilità.

Cosa c’è dietro: le logiche profonde

1. Cancellazione della memoria

Distruggere un cimitero significa: cancellare genealogie, eliminare prove storiche della presenza palestinese, spezzare il rapporto tra terra e identità.

È una forma estrema di “pulizia della memoria”.

2. Controllo politico e territoriale

Il cimitero è un luogo di radicamento.

Colpirlo significa: negare il diritto alla terra anche dopo la morte affermare un dominio totale: sui vivi e sui morti.

Guerra psicologica

La profanazione dei morti ha un impatto devastante: trauma collettivo, umiliazione culturale e religiosa, rottura del lutto.

È una forma di violenza simbolica estrema.

Ostacolo alla giustizia

La distruzione delle tombe rende difficile identificare i corpi, impedisce autopsie e indagini, ostacola eventuali procedimenti legali In questo senso, è anche una strategia di cancellazione delle prove.

Logica coloniale

Nella storia dei colonialismi, la cancellazione dei morti è ricorrente: eliminare le tracce di chi c’era prima, riscrivere lo spazio come “vuoto” o “nuovo”, Il cimitero diventa un archivio da distruggere.

Il diritto internazionale

Secondo il diritto internazionale umanitario le tombe devono essere protette e rispettate, i corpi devono essere identificati e restituiti, è vietata la profanazione dei resti.

Le pratiche documentate violano queste norme in modo sistematico

Bibliografia essenziale

Rapporti e organizzazioni
Euro-Med Human Rights Monitor – rapporti su Gaza (2024–2026)
ONU – Commissioni d’inchiesta sui Territori Palestinesi

Storici e studiosi

Ilan Pappé – The Ethnic Cleansing of Palestine
Benny Morris – studi sulla Nakba
Rashid Khalidi – The Hundred Years’ War on Palestine

Giornalismo e inchieste
Guardian investigation on cemetery destruction⁠
Euronews (2026) – distruzione cimiteri a Gaza


Organizzazioni israeliane critiche
Zochrot
Akevot Institute

Conclusione

Quando un cimitero viene distrutto, non si colpiscono solo delle tombe. Si colpisce: la storia, la memoria, il diritto di esistere.

È una violenza che va oltre la guerra.

È una guerra contro il tempo, contro il ricordo, contro l’identità stessa di un popolo.

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