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22 aprile 2026
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Propaganda: se la vittima ti somiglia
di Rossella Ahmad

Il copione è sempre lo stesso, quello già messo in pratica con successo con le soldatesse curde.

Sì prende l'immagine di una donna bellissima, capelli al vento, aspetto il più "occidentalizzato" possibile - uso questo termine con tutti i suoi risibili limiti - e si costruisce una storia intorno ad essa. Una storia che serve ad implementare un'agenda. E la questione dell'identificazione è importante. Se mi identifico in te, la mia risposta all'evento sarà più sentita, più forte.

Perché, come mi confessò candidamente un amico di famiglia all'inizio della guerra in Ucraina, "è più facile empatizzare con la sofferenza altrui quando l'altro ti assomiglia". Lasciando perdere ogni considerazione su quanto un ucraino possa assomigliare ad un italiano del sud, la solidarietà è sempre per se stessi, ricordiamocelo quando guardiamo alle immagini della propaganda.

E dunque dall'Iran aggredito giungono notizie a getto continuo,. Sempre le stesse. L'avvocatessa X condannata a morte per impiccagione. Le dissidenti Y e Z arrestate dal "regime" rischiano la pena di morte. Più raramente - ricordate anche che la propaganda più becera viene sempre giocata sul corpo delle donne -" l'oppositore N giustiziato all'alba". Anche nel caso delle controparti maschili, le immagini convogliano un'idea di vicinanza, somiglianza, identificazione.

Spero davvero che i giornalacci della propaganda becera - sono loro le pagine che si occupano del contrabbando di fake news appositamente costruite per fornire un alibi alle aggressioni imperiali - siano privati del finanziamento pubblico milionario mediante il quale hanno la forza di tenersi in vita e fare danni.

Essi possono smerciare il fango che desiderano, ma non con i soldi pubblici. Allo stesso modo, qualsiasi editore desideri utilizzare i servigi della colona Fiamma Nierenstein in un mutuo scambio di favori - italiana di Firenze, "fruitrice" del più grande scam del secolo, il diritto ad un "ritorno" falso come una moneta da tre euro, vissuta tra un kibbutz del Golan occupato ed un insediamento illegale di Gerusalemme - per convogliare una narrativa distorta sul furto della Palestina, deve farlo pagandola di tasca propria. Utilizzando i denari delle marchette incassate, magari.

Un consiglio: controllare sempre, controllare tutto. Porre i nomi smerciati come reali dalla propaganda nei motori di ricerca, anche in quelli dei giornali più seri - che, nonostante tutto, ancora temono le figuracce di sterco - fare investigazioni personali sui fatti che vengono presentati, smentire sempre quando se ne abbia l'opportunità, insinuare dubbi nelle menti deboli, quelle attorno alle quali è costruito l' intero 'impianto della manipolazione mediatica.

E sperare nelle sviste dei fustigatori della censura web, sempre pronti a bacchettare e colpire chi si indigni di fronte al crimine del secolo, oscurandolo, togliendogli visibilità e capacità di fare sentire la sua voce, la voce degli oppressi di ogni tempo e luogo.

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