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FT: Iran ha studiato la lezione della guerra in Ucraina
di Leandro Leggeri
L’Iran non è arrivato impreparato allo scontro con Israele e Stati Uniti. Secondo un’analisi del Financial Times, negli ultimi anni l’apparato militare iraniano ha studiato con attenzione crescente la guerra in Ucraina, traendone indicazioni operative, tecnologiche e dottrinali che oggi aiutano a capire le priorità strategiche di Teheran.
Il FT ha esaminato oltre 300 articoli pubblicati negli ultimi cinque anni su una dozzina di riviste militari iraniane legate ai principali centri di formazione dei Pasdaran e delle forze armate regolari. Ne emerge un quadro molto interessante: l’establishment militare iraniano ha osservato da vicino sia la capacità ucraina di adattarsi a un nemico più potente, sia le difficoltà e gli insegnamenti offerti dalla performance russa sul campo.
Un punto centrale riguarda i droni. Diversi ufficiali iraniani hanno sottolineato la necessità di puntare su sistemi economici, facilmente producibili e utilizzabili in massa, anche con il supporto di tecnologie come la stampa 3D e l’intelligenza artificiale. In altre parole, Teheran sembra aver interiorizzato una delle principali lezioni del conflitto ucraino: nella guerra contemporanea non conta solo la sofisticazione tecnologica, ma la capacità di produrre rapidamente, disperdere le piattaforme e logorare il nemico con strumenti relativamente a basso costo.
Le pubblicazioni analizzate mostrano anche altre priorità: rafforzamento della guerra cibernetica, integrazione dell’IA nei processi decisionali e nella selezione dei bersagli, maggiore mobilità tattica delle unità, revisione dell’addestramento e attenzione crescente alle vulnerabilità strutturali delle forze armate iraniane. Alcuni alti ufficiali hanno persino espresso preoccupazione per la debolezza della pianificazione anticipata contro le “minacce emergenti”.
Interessante anche il fatto che queste riviste non servano solo come strumenti accademici, ma come spazi controllati in cui ufficiali, comandanti e apparati diversi fanno emergere priorità, competono per risorse e fanno filtrare orientamenti strategici. In questo senso, non offrono semplicemente analisi teoriche: permettono di intravedere, seppur in modo parziale, come l’Iran pensa la guerra e come prova ad adattarsi.
Alcuni articoli citati dal FT affrontano inoltre scenari molto concreti: abbordaggio di navi nello Stretto di Hormuz, difesa contro invasioni anfibie, minamento delle acque costiere come strumento di deterrenza, ricostruzione della flotta aerea e modernizzazione delle difese. Tutto questo conferma che Teheran non ragiona solo in termini ideologici, ma anche in termini molto pratici: come compensare le proprie debolezze convenzionali con flessibilità, attrito e guerra asimmetrica.
Il punto forse più importante è proprio questo: la guerra in Ucraina, per l’Iran, non è stata solo un conflitto da osservare da lontano, ma un laboratorio. E se oggi Teheran appare più pronta a combattere una guerra di logoramento fatta di droni, dispersione, adattamento e pressione sui punti deboli dell’avversario, è anche perché quelle lezioni sono state studiate, discusse e in parte assimilate per tempo.
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