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19 aprile 2026
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Apartheid in Palestina: strade separate, diritti separati
di Emma Buonvino

Nella Cisgiordania occupata esistono strade che non tutti possono percorrere. Non è una metafora. È una realtà quotidiana.

Ci sono strade lisce, veloci, illuminate, che collegano tra loro gli insediamenti israeliani. E poi ci sono strade secondarie, frammentate, interrotte da checkpoint, muri e cancelli, che i palestinesi sono costretti a usare.

In alcuni casi, la separazione è fisica e visibile: un muro divide la carreggiata in due, impedendo a palestinesi e israeliani di percorrere la stessa strada.

La geografia della separazione.

Questo sistema non nasce per caso. È pianificato, le cosiddette bypass roads permettono ai coloni israeliani di: muoversi liberamente tra gli insediamenti e Israele, evitare completamente le città palestinesi viaggiare senza incontrare checkpoint o restrizioni.

Per i palestinesi, invece, la mobilità è una lotta quotidiana: permessi difficili da ottenere, controlli militari continui, divieti di accesso a intere aree, tempi di percorrenza moltiplicati.

Un doppio sistema

Due persone, stessa terra, diritti diversi.

Un colono israeliano è soggetto al diritto civile israeliano. Un palestinese vive sotto legge militare.

Uno può spostarsi liberamente. L’altro deve chiedere il permesso.

Uno percorre strade dirette. L’altro è costretto a deviazioni, attese, umiliazioni.

Apartheid: una parola pesante, ma usata sempre più spesso

Il termine richiama ciò che è accaduto in Sudafrica, dove la separazione razziale era legge.

Oggi, organizzazioni internazionali per i diritti umani come Amnesty International, Human Rights Watch, B'Tselem parlano apertamente di apartheid per descrivere ciò che accade nei territori palestinesi occupati.

Non come slogan. Ma come definizione giuridica basata su segregazione sistematica, discriminazione istituzionalizzata, controllo della popolazione.

La giustificazione ufficiale

Le autorità israeliane respingono questa accusa.

Parlano di sicurezza. Di prevenzione del terrorismo. Di misure temporanee in un contesto di conflitto.

Ma la domanda resta: quando una misura “temporanea” dura decenni, è ancora sicurezza… o diventa sistema?

Le strade non sono solo asfalto. Sono potere.

Decidere chi può muoversi, dove, come e quando, significa decidere chi è libero e chi non lo è.

E oggi, in Palestina, la libertà di movimento non è un diritto uguale per tutti.

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