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Beppe Sala diplomatico con Israele che uccide a Gaza e in Libano
di Rossella Ahmad
Tutto ciò che di "politico" e di "istituzionale" ruoti attorno alla Palestina è di una miseria umana sconfortante. Uso un eufemismo, naturalmente. Ci sarebbe bisogno di un linguaggio più preciso ed efficace per definire coloro che hanno brindato e pasteggiato, e continuano a farlo, con la carne ed il sangue del popolo palestinese. Fanno vomitare: la melma è più linda e trasparente delle loro persone.
Prendi un Beppe Sala, ad esempio. Il quale, mentre infuria la violenza prevaricatrice e sterminatrice di Israele contro Palestina, Libano, Iran - mentre cioè l'entità coloniale si rende colpevole di crimini inenarrabili contro l'umanità; mentre progetta di annettere Cisgiordania e Libano del sud in un'orgia di suprematismo mai eguagliata - costui si ritaglia il suo tempo per ribadire la liceità del gemellaggio tra Milano e Tel Aviv.
Bella mossa, dai. Soprattutto opportuna e tempestiva. Fossi un milanese ne sarei offeso da adesso fino alla fine dei tempi ed esigerei una risposta seria a riguardo: gemelli in che senso, scusami?
Fossi un milanese, chiederei conto non una, ma mille volte, di questa cialtronata.
La giustificazione di Sala è giunta ancora prima di siglare il patto col diavolo. Excusatio (forse) petita, accusatio allo stesso modo manifesta.
E la excusatio di Sala si chiama Ron Huldai, sindaco di Tel Aviv . Due paroline su costui, che si autodefinisce "l'ultimo socialista esistente in Israele" - e già questo la dice lunga sull'intelligenza (non solo) politica di Sala: se l'ultraottantenne Huldai è l'ultimo dei socialisti, ciò vuol dire che la foglia di fico a cui pateticamente si aggrappa Sala cesserà ben presto di essere tale, e mostrerà tutte le sue inqualificabili vergogne.
Mi chiedo se Sala ed il suo consiglio abbiano mai sfogliato le pagine web social persino del sionismo "liberal" - non parlo dei mostri conclamati, che sono tanti, inneggianti apertamente persino allo stupro ed all'assassinio di bambini - e se siano in qualche modo consapevoli di dove stiano andando a parare.
L'anticamera dell'inferno è lì, nella gioia irrefrenabile con cui in quelle pagine si tifa per il genocidio e per l'eliminazione dei nativi in Palestina e Libano. Per la pulizia etnica. Per la disintegrazione dell'Iran. Il gemellaggio tra due città non è "ad personam" tra due sindaci diversamente socialisti. C'è un intero tessuto umano da prendere in considerazione, ciò che forma la "città" nel suo significato pieno.
Ron Huldai è il prototipo del sionista coloniale novecentesco. Quella particolare branca del sionismo, cioè, che fece a suo tempo breccia nell'immaginario collettivo di quella che oggi definiremmo "sinistra europea arcobaleno". Artefice e vittima di una narrativa completamente deformata, essa salutò con simpatia e solidarietà la colonizzazione della Palestina fino al (e anche oltre il) genocidio di Gaza. Un'aberrazione storica, prima ancora che morale, che continua a fare danni dopo quasi quattro generazioni.
La pagina Wiki a lui dedicata è molto esplicita sulle sue origini: polacco di etnia, i suoi genitori provenivano da Lódz. Obarzański il cognome di famiglia, mutato poi - come sempre accade in Israele - in Huldai per camuffarne l'origine diversamente semita.
Il resto della sua storia personale è comune ad ogni sionista che ambisca a fare carriera. Militare senza infamia e senza lode, è noto per aver partecipato alla Guerra dei sei Giorni, quella cioè con cui Israele rese esplicito per la prima volta il suo concetto di "due popoli due stati". Una occupazione infinita, una delle più lunghe nella storia, con l'intermezzo farsesco degli Accordi di Oslo e una disperante agonia per il popolo palestinese.
È impossibile, ma vorrei che questi cialtroni, incapaci di interpretare un solo segmento della realtà, un solo fenomeno storico, vedessero il mondo con i nostri occhi. E che dietro la sagoma di un polacco trionfante dopo una vita vissuta nella terra di qualcun altro, scorgessero le ombre dei diseredati, dei derubati, degli assassinati, dei mutilati, dei torturati che questo progetto insano ha causato.
Che vedessero, in definitiva, l'immensa mole di lacrime, sangue e carne umana nascosta - ma neanche più tanto - sotto la coltre del loro ripugnante politically correct.
"Critico con Netanyahu" non significa nulla nel mio universo morale. Netanyahu/Mileikowsky è un sintomo, non la malattia.
Servirebbe altro. Qualcosa di disperatamente lontano, per adesso.
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