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Haaretz riporta inquietante testimonianza di un soldato israeliano
di Emma Buonvino
Un soldato israeliano, rientrato da Gaza e citato dal quotidiano Haartz, ha descritto un episodio avvenuto lungo Salah al-Din: durante un’operazione, ha aperto il fuoco su quello che riteneva un obiettivo ostile. Solo dopo aver raggiunto il punto, ha scoperto che si trattava di civili disarmati: un uomo adulto e tre minori.
Secondo la sua testimonianza, i corpi presentavano ferite da arma da fuoco multiple e devastanti. La scena, racconta, è stata seguita da un silenzio tra i soldati presenti. Successivamente, un ufficiale avrebbe assistito a comportamenti di disprezzo verso i corpi delle vittime, accompagnati da frasi di incitamento.
Il militare, identificato con il nome di Yuval, riferisce di aver ricevuto accoglienza e riconoscimenti al rientro dal servizio. “Mi hanno chiamato eroe”, ha dichiarato, aggiungendo però di aver provato un forte disagio morale: “Mi sentivo un mostro”.
La testimonianza si inserisce in un quadro più ampio di segnalazioni e denunce riguardanti la condotta delle operazioni militari nella Striscia di Gaza, con particolare riferimento all’uso della forza in aree civili densamente popolate.
Organizzazioni per i diritti umani e osservatori internazionali continuano a sollevare interrogativi sulla proporzionalità delle operazioni, sulla distinzione tra obiettivi militari e civili e sulle responsabilità di comando.
Il racconto pubblicato da aggiunge un elemento interno al dibattito: la voce di un soldato che descrive non solo l’evento, ma anche il conflitto etico che ne è seguito.
Resta aperta la questione centrale: se e in che misura episodi di questo tipo siano oggetto di indagini indipendenti e quali conseguenze producano sul piano giudiziario e politico.
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