 |
Commissione Antimafia: polemiche e confusione sulle stragi del '92
di
Santina Sconza *
Sempre più misteri sulle stragi di Capaci e via D'Amelio.
Ci confondono ancora di più le idee, la Commissione Antimafia nazionale e il Procuratore di Caltanissetta De Luca.
In Commissione Antimafia il Procuratore De Luca porta avanti la tesi del movente “mafia e appalti” allontanando di fatto i sospetti da tutte le altre piste: quella sulle complicità dei fascisti e quella sul patto fra apparati dello Stato e Cosa nostra cioè la Trattativa Stato-Mafia.
È un fiume in piena il Procuratore:
"A nome del Gruppo stragi della Procura di Caltanissetta riteniamo che vi siano dei concreti, univoci, plurimi, elementi per affermare che la gestione del procedimento 'mafia appalti' e, in realtà, il tema 'mafia appalti' sia stata una sicura concausa della strage di via D'Amelio". E ancora: "Lo riteniamo, con elevato grado di attendibilità in via d'Amelio - aggiunge - e in misura leggermente inferiore, per quel che riguarda la strage di Capaci, ma, secondo noi, l'interesse di Giovanni Falcone ha una sua rilevanza, anche in relazione alla strage che ha portato alla sua tragica fine, della sua compagna e della sua scorta".
Parla, parla di Mafia-Appalti ma non ci dice chi ha ucciso Falcone e Borsellino, privilegia quella pista, afferma che Paolo Borsellino stava indagando su quella pista.
Ha dichiarato ai commissari che dall'originaria informativa del Ros sulle infiltrazioni mafiose nei lavori pubblici e in particolare sul coinvolgimento dell'imprenditore Antonino Buscemi e del Gruppo Ferruzzi, tra il 1991 e il 1997, non è stato fatto nulla né in fase iniziale, né nella tranche delegata a Natoli né infine in quella coordinata da Pignatone.
De Luca si è in particolare soffermato sulla inchiesta di Natoli sostenendo che sono "più le anomalie che le cose comprensibili." "Non diciamo che anche il magistrato migliore non possa fare errori - ha detto - Il punto è che in tutta questa vicenda ci troviamo di fronte a pm di eccezionale livello professionale ma tutti gli errori vanno nella stessa direzione e cioè l'impunità di Buscemi e dei vertici di Ferruzzi che operavano in Sicilia".
Resta aperto il fascicolo a carico degli ex magistrati Gioacchino Natoli e Giuseppe Pignatone e dell'ufficiale della Finanza Stefano Screpanti accusati di favoreggiamento a Cosa nostra per avere, per i pm, insabbiato l'inchiesta mafia-appalti.
E insiste sulla versione che Scarpinato avrebbe concordato - secondo quanto si apprende - con un altro magistrato, Gioacchino Natoli, le memorie da depositare proprio in commissione Antimafia a proposito delle indagini sulla strage in cui perì Salvatore Borsellino e la sua scorta.
Quelle dichiarazioni, spiega De Luca, “sono inattendibili perché concordate” e “fortunatamente non sono stati coinvolti altri membri della Commissione”.
Per Il magistrato Nino Di Matteo:
“Non possiamo accettare che la storia delle stragi venga ridotta a una narrazione minimalista, fatta di vendette efferate della mafia contro nemici storici. Stiamo perdendo di vista una visione unitaria di quei fatti". "Si sta proponendo una visione riduttiva, secondo cui Borsellino sarebbe stato ucciso per aver mostrato un generico interesse verso la pista ‘mafia-appalti’. Ritengo invece che questo approccio sia sbagliato e allontani dalla verità. È un metodo che rischia di configurarsi come un vero e proprio depistaggio istituzionale.
Per il senatore Roberto Scarpinato:
"la maggioranza di centrodestra e il procuratore di Caltanissetta De Luca hanno stravolto il ruolo della commissione Antimafia, trasformandola in un luogo in cui svolgere processi paralleli al di fuori delle aule di giustizia, senza il vaglio preventivo di alcun giudice e senza le garanzie minime di contraddittorio per indagati che, in totale spregio della presunzione di innocenza, vengono additati alla pubblica opinione come colpevoli di fatti gravissimi, cogliendo l'occasione per tentare di screditare altri magistrati mai indagati che affermano fatti non condivisi da De Luca. Una carta bianca da parte di una politica che a convenienza sventola un garantismo di facciata che serve solo a coprire la propria corsa all'impunità, concessa per avallare narrazioni gradite alla maggioranza sulle causali delle stragi".
Vorremmo sapere perché secondo il procuratore De Luca e alcuni elementi della Commissione antimafia si afferma che l'indagine Mafia-Appalti è stata ‘insabbiata’.
L'indagine Mafia-Appalti nel 1991-1992 fece arresti di soggetti eccellenti come Angelo Siino (il "ministro dei Lavori pubblici" di Cosa Nostra), imprenditori e intermediari.
Dopo le stragi, con l’arrivo del Procuratore Giancarlo Caselli al tribunale di Palermo e nuovi collaboratori di giustizia (Siino, Brusca e altri), l’inchiesta proseguì portando centinaia di arresti e coinvolgendo capi mafia, politici e imprenditori nazionali, con condanne per il sistema di spartizione degli appalti gestito da Siino per conto di Riina.
Si evince che l'inchiesta Mafia-Appalti non è stata mai chiusa, anzi furono aperti nuovi filoni.
Secondo il senatore Scarpinato:
"Affermare che "non è stato fatto un filo di indagini" è una menzogna ripetuta che non trasforma in verità la realtà processuale".
Perché che Paolo Borsellino fosse ossessionato dal filone Mafia-Appalti, non è assolutamente vero, era interessato ad altri filoni.
Ridurre tutto a questa pista comporta l'affossamento di verità scottanti, pista nera, depistaggi e mandanti esterni.
Intanto la Procura Generale della Cassazione ha chiesto di dichiarare “inammissibile” il ricorso del Procuratore della Repubblica di Caltanissetta Salvatore De Luca contro l’ordinanza della Giudice per le Indagini Preliminari Graziella Luparello che aveva rigettato per la seconda volta la richiesta di archiviazione e disposto nuove indagini sui mandanti esterni della strage di via d’Amelio.
Di fatto viene sconfessata la presa di posizione della Procura di Caltanissetta per cui l’ordinanza sarebbe abnorme in quanto “priva il pubblico ministero del potere-dovere di direzione e di coordinamento delle indagini, trasformando il GIP da organo di verifica e controllo dell’attività requirente in un vero e proprio giudice istruttore con una torsione ed una elusione dei principi generali che governano l’attuale rito penale”.
Perché il procuratore De Luca si ostina a privilegiare la pista Mafia-Appalti e non quella della pista nera, perché si ostina ad affermare che non esiste la Trattativa Stato-Mafia?
Se lo sapete, diteci perché hanno ucciso Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, spiegateci perché i due giudici sarebbero stati ammazzati proprio per quel dossier su “mafia e appalti”.
Solo un nome, dateci un nome affinché possiamo affermare che avete ragione e per scusarci per aver creduto che la Trattativa Stato-Mafia esistesse e che la pista nera doveva essere esaminata.
Se è davvero così, dateci qualche indicazione più precisa per capire, magari dateci anche qualche nome perché fino a ora avete fatto solo intendere, avete detto e non detto, ci avete consegnato per certo un movente che per molti, al contrario, certo non lo è affatto.
Per quanto tempo ancora Salvatore Borsellino e le Agende rosse dovranno aspettare per sapere la verità?
* Coordinatrice Commissione Mafia e Antimafia dell'Osservatorio
 
Dossier
diritti
|
|