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17 aprile 2026
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Una manciata di tiranni
di Elisa Fontana

In mezzo all’impazzimento generale causato ultimamente dai due criminali guerrafondai di Trump e Netanyahu le parole del Papa in Africa, ma anche a S.Pietro, cadono come bombe per la loro lineare semplicità in un mondo così imbufalito da non avere più punti etici di riferimento e soprassalti morali davanti a nulla.

Bene, il papa nel suo viaggio apostolico in Africa, ma anche dalle finestre di S.Pietro, ci ha ricordato una cosa tanto semplice quanto tremenda nel suo essere totalmente trascurata. “Il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali”.

Non ha avuto bisogno di barcamenarsi, di aspettare di capire, di dire che non ha elementi per giudicare, per chi ha una propria bussola etica e non una bussola opportunistica che si attiva a convenienza, non c’erano equivoci di sorta: siamo davanti ad una manciata di tiranni, signori della guerra li chiama senza nessuna timidezza, che spendono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non trovano le risorse necessarie per guarire, educare, risollevare.

E qui il papa, da perfetto agostiniano, mescola sapientemente fede e ragione, perché se c’è la fiducia in una moltitudine di persone solidali fra loro, c’è anche la fredda ragione che ci fa vedere un manipolo di guerrafondai e nemici della libertà che fra la guerra e il benessere dei popolo sceglie senza indugi la guerra e le spese immani che essa comporta.

E qui, fra il papa e il manipolo di tiranni, arriva il terzo convitato di pietra: la totale ipocrisia dell’Occidente. Perché si fa presto a definirsi cristiani, ad approvare il magistero del papa, a lodarlo in ogni sua esternazione. Ma quando uno di questi signori della guerra ha intimato all’Europa di correre a riarmarsi, comprando armi americane, non una sola voce dei laudatores papali si è alzata anche solo per porre un dubbio, anche solo per capire meglio.

Nessuno ha avuto dubbi, nessuno si è chiesto se quei soldi potessero essere spesi meglio per “guarire, educare, risollevare”, nessuno. Perché c’è sempre un nemico alle porte e non c’è mai nessuno che tenti di creare ponti e di trovare un modus vivendi accettabili.

Abbiamo ormai introiettato la postura bellicosa del “con me o contro di me”, non conosciamo più altre misure alternative, creiamo nemici e poi alleanze per abbatterli e mai mettiamo lo stesso fervore nel creare amici, nel ricercare una convivenza fra tutti.

E cerchiamo e troviamo sempre i migliori motivi per poterci scannare serenamente fra noi: il colore della pelle, la religione, la rivendicazione territoriale, la semplice egolatria, tutto fa brodo. Perché siamo profondamente convinti che il ricorso alle armi sia l’unica arma per risolvere definitivamente i problemi, anche se poi quel “definitivamente” dura lo spazio di un mattino.

Il papa ha capito perfettamente il lascito morale di Einstein: “ Non so con quali armi sarà combattuta la Terza Guerra Mondiale, ma la Quarta Guerra Mondiale sarà combattuta con pietre e bastoni”. E se diamo ascolto al predecessore di questo papa e a quello a cui assistiamo ogni giorno, la terza guerra mondiale a pezzi è già in atto, ma nessuno pare averlo compreso, mentre continuiamo a parlare di armi e di aggressioni.

Prepariamo le pietre e i bastoni, se rimarrà ancora qualcuno vivo che li possa impugnare. E che, magari, possa erigere un maestoso monumento all’ipocrisia del genere umano e dei governanti che si è dato per autodistruggersi.

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