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17 aprile 2026
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Femminicidio: il raptus non esiste
di Francesco P. Esposito *

E' stata uccisa da una raffica di coltellate il 16 aprile 2025. Ad assassinarla il marito

Il femminicidio non è un incidente.

È l’ultima fase di un processo.

E finché continuiamo a leggerlo come devianza individuale, continueremo a perdere il bersaglio.

Perché il problema non è solo chi uccide.

È il sistema che, a piccoli dosaggi, gli ha insegnato che farlo aveva senso.

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Non è follia. È convenienza percepita.

Uccidere una donna, per alcuni uomini, diventa una scelta “razionale” dentro un sistema malato: perdita di controllo → umiliazione → bisogno di ristabilire potere.

Non stiamo parlando di raptus. Infatti il RAPTUS NON ESISTE.

Stiamo parlando di calcolo distorto.

Il punto è questo: la sanzione penale esiste, ma arriva dopo.

Il movente, invece, si costruisce prima, dentro una cultura che ancora tollera:

* il possesso travestito da amore
* la gelosia come legittimazione
* la donna come estensione dell’identità maschile.

Il risultato?

Una patologia culturale che non esplode all’improvviso.

Si sedimenta. Si normalizza. Poi agisce.

Il femminicidio non è un incidente.

È l’ultima fase di un processo.

E finché continuiamo a leggerlo come devianza individuale, continueremo a perdere il bersaglio.

Perché il problema non è solo chi uccide.

È il sistema che, a piccoli dosaggi, gli ha insegnato che farlo aveva senso.

* Criminologo forense, componente del Comitato tecnico-giuridico dell'Osservatorio


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