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Femminicidio: il raptus non esiste
di
Francesco P. Esposito *
E' stata uccisa da una raffica di coltellate il 16 aprile 2025. Ad assassinarla il marito
Il femminicidio non è un incidente.
È l’ultima fase di un processo.
E finché continuiamo a leggerlo come devianza individuale, continueremo a perdere il bersaglio.
Perché il problema non è solo chi uccide.
È il sistema che, a piccoli dosaggi, gli ha insegnato che farlo aveva senso.
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Non è follia. È convenienza percepita.
Uccidere una donna, per alcuni uomini, diventa una scelta “razionale” dentro un sistema malato:
perdita di controllo → umiliazione → bisogno di ristabilire potere.
Non stiamo parlando di raptus. Infatti il RAPTUS NON ESISTE.
Stiamo parlando di calcolo distorto.
Il punto è questo:
la sanzione penale esiste, ma arriva dopo.
Il movente, invece, si costruisce prima, dentro una cultura che ancora tollera:
* il possesso travestito da amore
* la gelosia come legittimazione
* la donna come estensione dell’identità maschile.
Il risultato?
Una patologia culturale che non esplode all’improvviso.
Si sedimenta. Si normalizza. Poi agisce.
Il femminicidio non è un incidente.
È l’ultima fase di un processo.
E finché continuiamo a leggerlo come devianza individuale,
continueremo a perdere il bersaglio.
Perché il problema non è solo chi uccide.
È il sistema che, a piccoli dosaggi, gli ha insegnato che farlo aveva senso.
* Criminologo forense, componente del Comitato tecnico-giuridico dell'Osservatorio
 
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