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Kuwait liberi Ahmed Shihab-Eldin, docente all’Università di Bari
di Antonella Salamone
Francesca Albanese: “Una delle anime più gentili che questo genocidio abbia portato nella mia vita è Ahmed Shihab-Eldin, un giornalista di rara forza, integrità incrollabile e profonda compassione.
Cittadino kuwaitiano nato negli Stati Uniti, Ahmed è stato imprigionato dalle autorità kuwaitiane per il suo lavoro dal 3 marzo 2026.
Il giornalismo non è un crimine.
Ho visto la libertà di espressione schiacciata 100 volte con giornalisti presi di mira in nome della sicurezza.
Ogni volta che ci viene detto che è un'eccezione.
Non lo è.
L'arresto del giornalista USA-Kuwaitiano Ahmed Shihab Eldin fa parte di uno schema e ci riguarda tutti”.
Il CPJ (Comitato per la Protezione dei Giornalisti) e l'ONU chiedono il rilascio di Ahmed Shihab-Eldin, giornalista, produttore nominato agli Emmy, impegnato in narrazioni che sfidano il potere e uniscono le persone al di là dei confini. Il suo lavoro spazia dal giornalismo investigativo alla realizzazione di documentari, con particolare attenzione alla giustizia sociale, ai diritti umani e alla satira politica.
Il suo ultimo documentario d'inchiesta, "Queer Egypt Under Attack", prodotto per la BBC, ha vinto sia un British Journalism Award per gli affari sociali, la diversità e l'inclusione, sia un Amnesty International Media Award per la creatività digitale.
In precedenza, è stato corrispondente senior per AJ+, dove ha prodotto documentari pluripremiati che denunciavano le ingiustizie e davano voce alle persone emarginate.
La carriera di Ahmed è iniziata a New York presso la PBS, dove ha lavorato come produttore digitale per la pluripremiata serie di documentari Wide Angle e come videografo per FRONTLINE/World, prima di entrare a far parte della redazione internazionale del New York Times come produttore di notizie. Da allora ha lavorato come reporter e produttore per Al Jazeera English, The Huffington Post, VICE su HBO e altri.
È probabilmente più noto per aver ideato e co-condotto The Stream, il talk show interattivo di Al Jazeera English, nominato per un Emmy Award come programma più innovativo nel 2012. Ha anche contribuito al lancio di HuffPost Live nel 2012, dove ha prodotto e condotto World Brief, un programma interattivo di 30 minuti dedicato alle notizie globali.
È apparso come commentatore su CNN, NBC, BBC, MSNBC, Comedy Central e Al Jazeera ed è stato invitato a parlare in forum internazionali, tra cui le Nazioni Unite, il World Economic Forum, il SXSW, l'Aspen Ideas Festival e Google Zeitgeist.
Nel 2009 ha iniziato a insegnare media digitali come professore a contratto presso la Graduate School of Journalism della Columbia University, la sua alma mater, dove si è laureato con lode. Nel 2013, è coautore di "Demanding Dignity", un libro che documenta le lotte per la giustizia nel mondo arabo.
Oggi insegna storytelling e comunicazione all’Università di Bari Aldo Moro.
Amnesty International Australia gli ha conferito l'Human Rights Defender Award per il suo lavoro di denuncia delle ingiustizie e di difesa dei diritti umani.
Attualmente, sta sviluppando un podcast, lancerà una serie di video-commenti a Marzo in cui documenta il genocidio del popolo palestinese. I suoi genitori, entrambi nati in Palestina, furono costretti a lasciare il paese rispettivamente nel 1948 e nel 1967: un'esperienza che influenza profondamente il suo lavoro e il suo impegno.
In un video dice:
“Sono palestinese, entrambi i miei genitori sono nati e cresciuti lì. Mio padre se n'è andato nel '48, mia madre nel '67. Io sono nato negli Stati Uniti e sono cresciuto un po' ovunque: in Kuwait, in Egitto e in Austria per il liceo.
Penso che la parte più rilevante della mia storia sia che, ovunque fossi, ero sempre alla ricerca di un senso di appartenenza. E penso che questo sia universale nell'esperienza umana, ma per me si è trattato di fare la spola tra Oriente e Occidente; in ogni luogo avevo un legame diverso, un diverso senso di identità. È stato divertente da esplorare, ma anche un po' destabilizzante per un bambino.
Parte di ciò che "sento", più che pensare o sapere, riguardo alla mia ascendenza è che appare molto frammentata. Perché quando parte della tua storia riguarda palesemente la cancellazione (erasure), di conseguenza riguarda anche molte altre cose: la resilienza e tutto il resto.
Essere un giornalista... scherzo sempre dicendo che è stato un po' un errore, un incidente fortuito. Ho sempre amato fare domande e mio padre, da piccolo, aveva un sacco di risposte perché era molto intelligente. Ho continuato a fare domande, e poi credo che mi sia apparso chiaro fin da giovane che c'è un certo potere nel raccontare storie, comunque lo si voglia intendere.
Quindi, penso di aver scelto di diventare un narratore (storyteller) non solo per fare l'ovvio, ovvero informare le persone, ma anche per ricordare loro cose che vengono deliberatamente dimenticate”.
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