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Claudio Varalli: un ricordo
di Roberto Rizzardi
Claudio Varalli 1° luglio 1957-16 aprile 1975.
Claudio ed io non eravamo amici fraterni, ma militavamo ambedue nel MS e facevamo parte della stessa squadra di propaganda.
Insieme ne abbiamo passate tante. Non eravamo "fratelli" ma eravamo ugualmente molto uniti.
Era un bravo ragazzo e un bravo compagno che lavorava duramente, uno che sapeva essere determinato, ma senza la spietata durezza di altri che hanno vissuto quella stagione di lotte.
Venne ucciso da un colpo di pistola sparato alle sue spalle da uno dei nostri più feroci oppositori. Pagò a caro prezzo la sua dedizione.
Potrei dirvi molte cose di quello che era e di cosa faceva, di cosa eravamo e cosa facevamo, e perché, ma sento, come ad ogni anniversario, il bisogno di rinnovare un mio ricordo personale del giorno in cui ci lasciò, ora che io sono diventato un vegliardo, mentre lui è rimasto per sempre il ragazzo che compare nelle foto.
Claudio lo vidi pochi giorni prima che venisse assassinato, mentre ero a casa in licenza. Ho questo “fermo immagine” che mi è sempre rimasto in mente.
Lui si avvicinava alla fine del ciclo di studi che aveva scelto, ed io ero a metà del mio servizio militare. La vita che ciascuno stava vivendo stava già tracciando un solco; le esperienze erano già divaricate.
Lui era ancora nella mia "vita precedente", io ero in quel momento della naja nella quale ti pareva di non essere mai stato altro che un militare, uno stato che pareva non dovesse finire mai, ma parlammo comunque di cosa avremmo fatto in futuro. Sembra banale, detto così, ma eravamo due ragazzi alle soglie della vita adulta. Di cosa altro avremmo dovuto parlare?
Pochi giorni dopo la notizia dell'omicidio mi colse di sorpresa, e ricordo che cercai freneticamente di verificare che si trattasse proprio di lui, cosa che in caserma e molto prima che i telefonini esistessero e divenissero la protesi che sono ora, presentava qualche difficoltà.
Alla fine ebbi la conferma che non avrei mai voluto avere, e che mi colpì con una forza tremenda. Ricordo che il maresciallo mi chiese se mi era "morto il gatto". Non gli risposi.
Oggi sarebbe facile concludere che la sua morte sia stata vana, date le condizioni in cui siamo ora, ma non è così. E' stato grazie a persone come lui se così a lungo abbiamo tenuto botta al fascismo che cercava di scivolare fuori da sotto alle viscide pietre sotto le quali si era nascosto, ed è stato perché in troppi non hanno raccolto il suo esempio se, alla fine, e chissà per quanto, dobbiamo sopportare la recidivante presenza di quei lugubri individui.
Il suo cammino si è fermato in quella data infausta. La sua immagine è rimasta congelata nel perenne viso sorridente di un giovane neanche diciottenne.
Il ricordo è sempre con me e con chi gli ha voluto bene, e ancora gliene vuole.
Ciao Claudio, ho vissuto una vita che ti è stata strappata; magari tu avresti fatto meglio.
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