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16 aprile 2026
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Londra approva norme che toccano libertà di manifestare
di Alberto Pantaloni

Il 14 aprile è stato approvato ai Comuni il Crime and Policing Bill, un Disegno di legge del governo laburista recante una serie di disposizioni fra le quali le più importanti riguardano:

1) «comportamenti antisociali, armi offensive, reati contro la persona (compresi i reati sessuali), reati contro il patrimonio, sfruttamento criminale di persone, autori di reati sessuali, stalking e ordine pubblico»;

2) «poteri della polizia, della sicurezza di frontiera e di altri soggetti analoghi;

3) «terrorismo e sicurezza nazionale, nonché in materia di accordi internazionali relativi alla criminalità».

I movimenti e una quarantina di deputati della indipendenti, della sinistra laburista e dei verdi hanno denunciati che il provvedimento è volto a limitare la portata delle manifestazioni.

Alcuni articoli, in effetti, vietano le manifestazioni in determinate aree sulla base del concetto di «disturbo cumulativo»: in pratica non si potrebbero fare manifestazioni tutte le settimane nelle aree del centro tipo Trafalgar Square o Whitehall.

Chiunque violi le condizioni imposte allo svolgimento della manifestazione rischia l'arresto e, se un tribunale ritiene che dovesse essere a conoscenza delle regole, la reclusione fino a 6 mesi. Il Ministero dell'Interno ha espressamente chiarito che le nuove norme sono state redatte con l'obiettivo di limitare i cortei nazionali per la Palestina che si tengono in tutto il Regno Unito dall'ottobre 2023.

Il deputato laburista Andy McDonald ha presentato una mozione per opporsi all'emendamento, con il sostegno trasversale di altri 30 parlamentari. Oltre 45 organizzazioni hanno condannato le proposte definendole un attacco alla libertà di espressione, tra cui Greenpeace, la Palestine Solidarity Campaign (PSC) e Liberty.

Negli ultimi anni, i governi che si sono succeduti hanno già limitato la portata delle proteste nel Regno Unito.

L'attuale governo laburista ha bandito illegalmente - anche secondo una sentenza delle royal courts - il gruppo Palestine Action, ha perseguito manifestanti pacifici e ha arrestato centinaia di persone per aver esposto cartelli di solidarietà (le ultime pochi giorni fa).

Già alcuni disegni di legge approvati dal precedente governo conservatore avevano trasformato in «reato penale il danneggiamento delle infrastrutture nazionali» e introdotto nuove misure per vietare l'accesso a determinati luoghi ai singoli manifestanti.

Dopo i ricorsi legali di alcune associazioni, ’Alta Corte aveva annullato alcuni inasprimenti, con motivazioni di illegittimità. Ora la discussione passa alla Camera dei Lords.

E' evidente che la forza dei movimenti sta producendo reazioni preoccupate e per certi versi isteriche da parte del governo laburista.

Quello dell'inasprimento di misure liberticide e repressive è un processo per certi versi "tradizionale" nella storia della conflittualità sociale e politica britannica contemporanea, dai primi decenni dell'Ottocento ai giorni nostri e che toccò alcuni apici proprio guarda caso durante picchi di questa conflittualità: durante i grandi scioperi degli anni Cinquanta, le manifestazioni contro il nucleare e la guerra in Vietnam dei Sessanta e di nuovo gli scioperi in diversi settori dei Settanta e dei minatori negli Ottanta del secolo scorso.

Per contrasto, dovrebbe testimoniare la vitalità della società britannica, dei suoi movimenti e del suo tessuto associativo. Dall'altra non può che suscitare forti preoccupazioni.

D'altronde, la stessa relatrice speciale delle Nazioni Unite sul diritto alla libertà di riunione pacifica, Gina Romero, ha affermato che la Gran Bretagna sta ora fornendo gli esempi delle peggiori pratiche in materia di legislazione sulle manifestazioni pubbliche di protesta.

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