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16 aprile 2026
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Volano gli stracci (firmati)
di Elisa Fontana *

Marina Berlusconi ha preso davvero male l’articolo che Pino Corrias le ha dedicato qualche giorno fa sul Fatto Quotidiano.

Articolo dal tono blandamente canzonatorio che ci mostra una Marina che, anche annoiata dalla vita che conduce, sta preparando “armi e beauty case” la discesa in campo “esattamente come suo padre”, stufa della inconcludenza di Meloni che non solo non ha fatto niente in 4 anni, ma ha pure perso il referendum che lei anelava poter dedicare al padre, presenza ingombrante ma imprescindibile nella sua vita.

Di Tajani non ne parliamo nemmeno e dunque, sempre secondo Corrias, il dado è tratto e la discesa in campo è decisa, con tanto di autori che le scrivono i testi, allenatori che cercano di correggerle la voce infantile, la postura e quant’altro.

Apriti cielo! L’erede al trono, a dimostrazione della rivendicata postura politica moderata in cui tanto anela mostrarsi, ha scritto una durissima lettera di risposta a Corrias in cui mostra tutta la sua moderazione che nulla ha da invidiare ai toni della migliore Giorgina.

Intanto smentisce Corrias sulla sua discesa in campo e vabbè, poi parte in una intemerata sull’articolo che sarebbe pieno “di disprezzo per il genere femminile”, parla di un “cavernicolo body shaming” e, giusto per non farsi mancare niente, definisce Corrias “uomo prigioniero di idee tanto retrograde, misogine e profondamente patriarcali”.

Non so, forse è stato quell’ “armi e beauty case” che l’ha fatta svalvolare, ma Corrias scrive “esattamente come fece il babbo” ed è innegabile che anche Berlusconi senior attingesse ad un ampio beauty case, bastava guardarne il colorito, per cui non mi pare un’offesa sessista.

Ma al di là di ogni cosa e di ogni opinione sulle ragioni di ciascuno, dal punto di vista politico cominciamo male, molto male. La brava Marina deve prendersi un altro coach che le spieghi innanzitutto che la stampa è libera fino a quando non trascende nell’insulto, ma lì ci sono i tribunali, e che non è mai una buona tattica in generale attaccare chiunque frontalmente a testa bassa.

Poi dovrebbe spiegarle che i giornalisti non sono come i dipendenti Mediaset con cui Marina è abituata a dare direttive e aspettarsi l’aderenza alla linea. Infine, sempre quel tal coach, dovrebbe spiegarle che una notizia smentita dal diretto interessato in genere è una notizia confermata e che, dunque, spesso il silenzio è d’oro.

E poi, suvvia, nascondersi dietro la difesa delle donne, il patriarcato, il body shaming è certamente legittimo, ma non ti appare un cincinnino sovradimensionato per un articolo che ti riguarda, cara Marina? Magari volare un po’ più basso, rispondendo sul merito se proprio non puoi farne a meno?

Perché altrimenti verrebbe da chiedersi dove tu fossi quando l’amato padre ci dava contezza di quanto riguardo avesse per la dignità della donna e per la lotta al patriarcato. Spero che il buon Gianni Letta sappia impartire qualche lezione di morbida democristianità all’erede, spiegandole quanto pericoloso sia per la credibilità di chi vuol fare politica mettersi così a tu per tu con la libera stampa senza sfogliare prima l’album della propria vita e della propria coerenza.

Magari potrebbe riempire il tempo libero più proficuamente cercando di mettere pace fra le altre due donne della scuderia paterna fra le quali stanno volando stracci poco signorili e piuttosto volgari.

Marta Fascina ha detto di Francesca Pascale “lei non conta niente” ed elegantemente Pascale ha ribattuto “ ha ragione Marta Fascina, io non conto niente, ma lei conta 20 mila euro al mese sulle spalle degli italiani senza mai andare in Parlamento”.

E così in un sol colpo hanno reiterato i peggiori stereotipi sulle donne, sempre pronte a beccarsi ingelosite e a tirarsi i capelli fra loro. Ecco, magari lavori su di loro, ne migliori il retroterra e lasci stare il patriarcato a chi ne è vittima ogni giorno a casa, al lavoro, in ogni dove, anche in qualche cena elegante.

* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio


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