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Ricordiamo lo sterminio dei curdi
di Shorsh Surme *
Il 14 aprile segna uno degli anniversari più dolorosi della nostra storia recente: l’avvio dell’operazione Al‑Anfal, la campagna di sterminio condotta dal regime di Saddam Hussein contro il popolo curdo tra il 1987 e il 1988.
Un’operazione pianificata, sistematica, che mirava a cancellare un’intera identità attraverso deportazioni, distruzione di villaggi, esecuzioni di massa e l’uso di armi chimiche.
Ricordare Al‑Anfal non è un esercizio di memoria lontana: è un atto di responsabilità verso le vittime, verso i sopravvissuti e verso le generazioni che ancora oggi vivono le conseguenze di quella violenza.
È anche un richiamo alla comunità internazionale, che troppo spesso ha guardato altrove mentre un popolo veniva annientato.
Ogni 14 aprile riaffermiamo che la memoria è resistenza. Che i nomi delle vittime non possono essere sepolti sotto la polvere dei documenti militari.
Che la giustizia, anche quando tarda, resta un dovere. E che il popolo curdo, nonostante tutto, continua a esistere, a parlare, a scrivere, a testimoniare.
Al‑Anfal non è solo un capitolo oscuro della storia curda: è una ferita dell’umanità intera. Ricordarlo significa impedire che il silenzio diventi complicità.
I 182 mila curdi sepolti vivi nel deserto durante l’operazione Anfal, vittime innocenti di un genocidio che il mondo non può permettersi di dimenticare.
* Direttore di Panorama curdo
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