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Papa Leone: non lo abbiamo visto arrivare
di Francesco Rizzati
Presi come eravamo dall'irruente e schiettissimo Papa Francesco, uno che sulla guerra aveva le idee chiare e le mandava a dire nette (se pestate i piedi all'orso...) siamo rimasti perplessi sulla figura di Papa Leone, freddino, poco empatico, perso nelle profondissime riflessioni agostiniane.
Da Gennaio il registro è cambiato, dopo la convocazione trumpiana dei Vescovi USA, chiamati a sostenere il bellicismo del duo Epstein, la voce del Papa contro la guerra si è alzata, forte e chiara.
Inaccettabile per l'instabile dal ciuffo arancione, chiamato da Bibi allo scontro fine di mondo con l'Iran. Dopo aver bastonato Macron, Starmer e la NATO tutta, malaccortamente è andato all'insulto diretto con Papa Leone.
All'unisono, lui e il suo vice, "il Papa si occupi di questioni morali, non di guerra", facendosi un clamoroso autogol perché, se esiste una questione morale, è proprio la guerra.
Ora tutto il mondo, Meloni e Pezeskian compresi, a favore del Papa, e speriamo che questo delirio armato termini presto.
Anche per evitare la sindrome di Stoccolma della Schlein, va bene difendere la Patria e il Papa, ma non è il caso di farsi scappare la frizione nel sostegno alla piccola opportunista della Garbatella.
 
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