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15 aprile 2026
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Occidente attribuisce ad altri i propri fallimenti
di Laurent Luboya

L'ospite di uno show su LCI, canale televisivo francese, ha affermato che l'obiettivo di un presunto "asse" Cina-Russia-Corea del Nord-Iran sarebbe distruggere la democrazia occidentale - o, in filigrana, la civiltà stessa.

Dire che è una bugia è ancora al di sotto della realtà: provenendo da un analista regolarmente presente su LCI, ci troviamo di fronte a una forma di disinformazione grossolana, volta a semplificare le dinamiche geopolitiche complesse fino all'estremo e a guidare l'opinione pubblica.

Primo, parlare di un "asse" omogeneo è fuorviante. A differenza della NATO, questi paesi non sono né un'alleanza strutturata, né un'organizzazione con un comando comune o una strategia globale unificata. Si tratta di rapporti piuttosto pragmatici, spesso opportunistici, dove ognuno collabora con l'altro secondo i propri interessi. I loro programmi sono diversi, a volte anche divergenti.

Quindi, non c'è alcuna indicazione di un piano coordinato per "distruggere l'Occidente. " Tale affermazione solleva più il registro ideologico che l'analisi seria. Questi Stati sono tutti per difendere i loro sistemi politici, la sovranità e la sicurezza.

- Per l'Iran e la Corea del Nord, la priorità è chiaramente la sopravvivenza del regime di fronte alle costanti pressioni esterne.

- La Russia agisce in una logica di potere: mantiene il suo status internazionale e le aree di influenza.

- La Cina persegue una strategia a lungo termine per guidare il mondo prima di tutto, soprattutto attraverso leve economiche, tecnologiche e industriali.

D'altra parte — ed è un punto spesso trascurato — questi paesi non hanno necessariamente bisogno di alcun "piano" per indebolire l'Occidente, quanto affronti le proprie contraddizioni interne.

Il sistema occidentale mostra segni di soffocamento: la democrazia sta attraversando una profonda crisi di fiducia, come dimostra il calo dell'affluenza elettorale in molti paesi, mentre le forze politiche avanzano, talvolta apertamente, rivendicano ideologie vicine al fascismo o al nazismo.

Dal punto di vista economico, il capitalismo stesso viene regolarmente messo in discussione, in particolare a causa della crescente disuguaglianza e delle ricorrenti crisi.

Inoltre, l'influenza occidentale sta gradualmente diminuendo in molte regioni del "Sud globale", dove il suo modello è sempre più contestato. In alcuni casi, non viene percepito come un fattore di prosperità, ma come un fattore che ha contribuito alla povertà o alla dipendenza di alcuni paesi.

Ciò non significa che l'Occidente sia condannato o che stia collassando meccanicamente, ma piuttosto che stia attraversando una fase di interrogazione profonda.

Ignorare queste dinamiche interne per attribuire tutte le sfide a una minaccia esterna semplificata richiede più discorsi politici o mediatici rispetto a un'autentica analisi geopolitica.

In breve, non ci troviamo di fronte ad una coalizione ideologica unita che cerca di distruggere l'Occidente, ma ad un mondo multipolare dove ogni potenza persegue i propri interessi, mentre l'Occidente, invece, deve anche affrontare la propria fragilità.


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