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15 aprile 2026
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Solidarietà a Meloni sì o no?
di Elisa Fontana *

Donald Trump: "Non è più la stessa persona, e l'Italia non sarà lo stesso Paese".... "È lei che è inaccettabile, perché non le importa se l'Iran ha una arma nucleare e farebbe saltare in aria l'Italia in due minuti se ne avesse la possibilità”.

Elly Schlein: "Siamo avversari in quest'Aula ma tutti cittadini italiani e non accetteremo attacchi o minacce al governo e al nostro Paese".


Vorrei chiarire meglio un concetto che, tanto per cambiare, sta dividendo il popolo di sinistra in favorevoli e contrari rispetto a quella che sbrigativamente viene definita la solidarietà a Giorgia Meloni da parte di Schlein rispetto alle parole incommentabili del suo ex (?) amico e sodale Trump.

Ecco, mi piacerebbe intanto sgombrare il campo da un errore che definirei linguistico e di ruolo che poi può diventare errore politico. La solidarietà di Schlein non è andata a Giorgia Meloni avversaria politica. E’ andata a Giorgia Meloni presidente del consiglio, cioè la prima rappresentante del governo italiano. E il governo italiano non rappresenta Giorgia Meloni e il suo partito, il governo italiano rappresenta tutti gli italiani, chi l’ha votata e chi non la voterebbe nemmeno sotto tortura.

E’ lo stesso senso della dichiarazione di Mattarella quando rispose alla ministra francese che aveva dichiarato che Parigi avrebbe vigilato sul rispetto dei diritti e delle libertà in Italia a seguito della vittoria alle elezioni di Meloni. “L’Italia sa badare a se stessa” rispose Mattarella, intendendo non di difendere Meloni e la sua eventuale fede democratica, ma un Paese democratico che con i suoi pesi e contrappesi sa badare alla propria democrazia senza ingerenze esterne.

E, dunque, quella di Schlein non è la difesa di Meloni in quanto tale, è la difesa del presidente del consiglio, in quanto presidente di tutti. E non possiamo avere un doppio standard quando battiamo le mani a Schlein o Conte o Fratoianni che dai banchi del Parlamento ricordano a Meloni quando fa la capo partito che è la presidente di tutti gli italiani e poi disconoscerne il ruolo davanti alle grevi e intollerabili affermazioni di un capo di stato estero.

Se quando fa la capo fazione le ricordiamo che è la presidente di tutti, non possiamo poi far finta che tutto va bene se il primo che passa si permette linguaggi da trivio nei suoi confronti mentre riveste una carica istituzionale. Poi possiamo tranquillamente sottolineare che lei di quel capo di stato estero è stata succube sodale fino a quel tragico, indigeribile e al contempo ridicolo “non condanno, né condivido” della guerra in Iran, ma quella è critica politica e chiunque dentro e fuori il Parlamento è autorizzato a parlarne, a sottolinearne le negatività, a chiederne le dimissioni, a fare qualunque cosa prevista in democrazia.

Ma sono due piani ben separati. L’uno attiene al livello istituzionale e della rappresentanza di cui Meloni è a capo ma a nome e per conto di tutto il Paese, l’altro attiene alla dinamica democratica di qualunque Paese. Il primo piano deve essere difeso dalle inaccettabili ingerenze che vengono dall’esterno, siano esse una ministra francese o il presidente USA, l’altro piano è quello prettamente politico dove l’opposizione o chiunque è liberissimo, anzi ne ha il dovere, di criticare aspramente quella capa di governo che per mesi si è comportata in modo politicamente inaccettabile dando sponda ad un personaggio che difficilmente verrebbe ammesso nei peggiori bar di Caracas.

Credo, purtroppo, che ormai l’incanaglirsi continuo del discorso politico, l’alzare i toni sempre di più, il non vedere che nemici, rischi di farci perdere di vista che si può essere consapevoli del proprio ruolo istituzionale senza che questo significhi cambiare idea o, peggio, collaborare con l’avversario.

Perché anche l’opposizione ha il suo ruolo e il suo peso istituzionale. O davvero pensiamo che le parole usate da Trump sono da applauso e questo l’opposizione avrebbe dovuto fare? Dopodiché, le colpe politiche di Meloni, che sono tante e gravi, rimangono esattamente dove sono e l’opposizione farà il suo lavoro, ma senza nascondersi dietro un gaglioffo come Trump e senza cercare una delegittimazione strumentalmente concessa da qualche capo di stato straniero.

E, infine, vorrei dire a chi ha commentato dicendo “Meloni a parti invertite non avrebbe fatto lo stesso” che probabilmente è vero, ma qualcosa vorrà pur dire a proposito di quella consapevolezza istituzionale di cui abbiamo parlato.

* Coordinatrice Commissione Politica e Questione morale dell'Osservatorio


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