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Migrazioni: cambiamo prospettiva
di Giuseppe Franco Arguto
Attraverso i confini, con le persone e le cose, transitano storia, cultura, tradizione, arte. Linee di frontiera che hanno ispirato le gesta di re, principi, papi e despota antichi e moderni, che pur di soddisfare la loro vanagloria, han mandato e mandano al macello innocenti come vitelli.
Oggi le frontiere oggettivano anche il perimetro delle discriminazioni: ostacoli di ogni genere per interdire l'accesso agi ultimi, ai perseguitati, ai senza lavoro; barriere archetipo di presunte civiltà democratiche che selezionano i transiti sulla base dei loro opportunismi.
Ma nessuno e niente potrà arrestare i movimenti di masse di uomini, donne e bambini: sarebbe conveniente che i nazionalismi si decidessero ad usare una prospettiva cosmopolita, che eviterà loro di crepare di rabbia di fronte il mondo che cambia.
Deve cambiare. E non vuol dire rinunciare alla propria cultura e radici, ma saperle integrare con spirito di accoglienza, oltre che innovare lo spirito etico.
Laddove sono state rase al suolo intere generazioni, tutto è accaduto per non aver voluto perseguire la "saggezza" che è il prodotto di un costante interlocutorio e confronto in cui prevale la conoscenza, la consapevolezza dei bisogni degli uni e degli altri.
Queste sono le condizioni primarie attraverso cui scongiurare gli scontri, prevenire le crisi, attenuare le tensioni, porre fine alla terribile e irreparabile decadenza di ogni civiltà: la guerra.
E pur tuttavia, non vi sarà pace finché ogni essere umano non si farà consapevole che ogni sua parola e ogni suo gesto innesca un processo di degenerazione delle relazioni umane.
Appunto, le frontiere dell'Umanità da chi sono rappresentate? Chi le difende dalla arroganza, dall'intolleranza, dalla prepotenza, dall'assenza di ogni forma di comprensione?
 
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