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13 aprile 2026
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Potere e legittimità sul piano internazionale
Emma Buonvino

Nel dibattito sulle relazioni internazionali, uno dei punti centrali riguarda non solo la quantità di potere che uno Stato possiede, ma il modo in cui quel potere viene esercitato e legittimato.

Le teorie del realismo politico, da Hans Morgenthau a Kenneth Waltz, ricordano che gli Stati agiscono in un sistema internazionale privo di un’autorità centrale: ciò produce una competizione permanente per la sicurezza. Tuttavia, questa competizione non è stabile di per sé.

Quando una potenza dominante inizia a comportarsi come se fosse costantemente sotto minaccia, anche in assenza di un pericolo esistenziale reale, si innesca quello che in teoria si chiama “dilemma della sicurezza”: ogni azione di difesa viene percepita come offensiva, alimentando escalation e instabilità.

Accanto a questa lettura, esiste una dimensione meno visibile ma altrettanto decisiva: quella della legittimità.

Joseph Nye ha distinto tra “hard power” (forza militare ed economica) e “soft power” (capacità di attrazione e consenso). Le potenze più stabili nel lungo periodo non sono solo quelle più forti, ma quelle che riescono a far percepire il proprio potere come legittimo.

Quando questa legittimità si indebolisce, entra in gioco ciò che alcuni studiosi definiscono “potere normativo”: la capacità di definire ciò che è accettabile nel sistema internazionale.

Se una potenza perde coerenza tra i propri principi dichiarati e le proprie azioni, anche la sua autorità globale tende a erodersi, indipendentemente dalla sua forza materiale.

Un altro elemento cruciale riguarda il linguaggio politico. Le analisi di Michel Foucault hanno mostrato come il potere non agisca solo attraverso la forza, ma anche attraverso i discorsi che rendono certe pratiche “pensabili” e quindi possibili. Quando il linguaggio politico disumanizza l’avversario, si abbassa la soglia morale dell’azione, rendendo più accettabili forme estreme di violenza.

Infine, storici come Paul Kennedy hanno osservato che le grandi potenze tendono a indebolirsi quando fanno un uso eccessivo e prolungato della forza per mantenere la propria posizione globale: è il fenomeno dell’“overstretch imperiale”, cioè il logoramento interno del potere.

Mettendo insieme queste prospettive, emerge un quadro coerente: una superpotenza che adotta una logica di assedio — cioè che interpreta il mondo come una minaccia permanente — rischia di compromettere non solo la stabilità internazionale, ma anche la propria capacità di leadership.

Perché nel sistema globale contemporaneo non conta solo chi può esercitare la forza, ma chi riesce ancora a farla riconoscere come legittima.

Riferimenti essenziali (per approfondire)

H. Morgenthau, Politics Among Nations
K. Waltz, Theory of International Politics
J. S. Nye, Soft Power
P. Kennedy, The Rise and Fall of the Great Powers
M. Foucault, Sorvegliare e punire
J. Butler, Frames of War (su linguaggio e disumanizzazione)

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