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Ungheria mai tanto a destra
Stefano Masson
Il senso immediato (e probabilmente dell'intera legislatura) lo dà ipersinteticamente un lancio dell'ANSA: gioia di Von der Leyen, Merz e Macron e invio spedito dei soldini a Kiev, cioè la garanzia di un altro anno di guerra in Ucraina.
Nonostante, sui social e altrove, il giubilo a sinistra sia pressoché universale, l'Ungheria si ritrova con una futura dialettica parlamentare tutta giocata a destra, perché anche il terzo partito, Mi Házank, è una formazione di destra.
È come se la sinistra socialdemocratica, che pure insieme ai sindacati aveva svolto un ruolo importante nelle mobilitazioni sociali, anche recentemente, si fosse immolata nella "lotta contro la dittatura".
E decisamente "post-democratiche" sono anche le altre lezioni che ne possiamo trarre.
In primis, dopo il caso rumeno (e moldavo, ma la Moldavia è "colonia europea e Dem", non membro UE), si sistematizza, con la scusa delle "ingerenze russe" (sempre farloccamente "documentate"), la pesantissima ingerenza di altri paesi dell'Unione nei processi politici di uno stato membro.
Secondariamente, si conferma (per carità, l'Italia che ha visto l'ascesa di Berlusconi e di Forza Italia ha funzionato da apripista) l'assenza di difese immunitarie nell'elettorato di fronte alla costruzione tutta verticistica e teleguidata di formazioni e carriere politiche.
Volendo guardare ottimisticamente al risultato ungherese, che ci possiamo aspettare di buono?
1. Che le leggi più coercitive di Orbán, le interpretazioni della Costituzione più limitative del dissenso interno, siano abolite. Malfidente, mi attendo che lo facciano con molta calma.
2. Che dopo aver incassato l'appoggio della comunità LGBT europea e perché in linea con la UE, nonostante il fondo di cattolicesimo conservatore, il nuovo governo vada a rimuovere almeno le più patenti discriminazioni sui "diritti civili".
E davvero, temo che il lato positivo finisca qua.
P.S. Per parte mia, ho aspettative bassissime: sarei felice se riaprisse la casa-archivio di Lukács. Ma non ne sono affatto sicuro.
 
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