 |
Il tribunale lo scarcera ma Il Giornale pubblica accuse senza contesto
di Avv. Fausto Gianelli
Il Giornale: "Se quell'uomo era lì è sicuramente un combattente. Solo a loro è concesso"
La nostra risposta al Giornale e alle accuse lanciate dalle colonne di quel quotidiano da parte dell'ex dirigente dei servizi segreti Marco Mancini:
Quando la narrazione sostituisce la prova, è dovere della difesa intervenire.
Si leggono ricostruzioni che trasformano una fotografia in una condanna e una presenza in un luogo in appartenenza a un’organizzazione armata. È un salto logico che il diritto penale non consente.
Abbiamo chiesto la pubblicazione di questa rettifica.
Perché la differenza tra suggestione e prova non è un dettaglio: è lo Stato di diritto.
COMUNICATO STAMPA DELLA DIFESA DI ABU RAWWA (1)
Avv. Nicola Canestrini – Avv. Fausto Giannelli – Avv. Giuseppe Sambataro
In relazione a dichiarazioni diffuse sulla stampa che equiparano la presenza del nostro assistito in un tunnel alla partecipazione a un’organizzazione armata, la difesa dell’indagato - già scarcerato dal tribunale del riesame per mancanza di indizi di colpevolezza - rileva come siano state diffuse affermazioni prive di riscontri e fondate su mere congetture.
L’equazione “presenza in un luogo = appartenenza a un’organizzazione armata” non ha alcun valore né logico né giuridico.
Le immagini richiamate, risalenti nel tempo e del tutto decontestualizzate, non consentono alcuna deduzione univoca nemmeno logica.
Tra le molte ipotesi possibili, ve ne sono diverse alternative e plausibili, che saranno oggetto di accertamenti difensivi. È sufficiente ricordare come persino luoghi un tempo utilizzati anche per finalità operative siano divenuti nel tempo, e per un certo periodo, accessibili e impiegati per usi diversi, inclusi canali di approvvigionamento e rifornimento di beni essenziali, anche alimentari e sanitari, oltre che, in alcune fasi, semplici scenari fotografici, analogamente a quanto avviene in siti storici o simbolici.
Trasformare fotografie decontestualizzate e risalenti nel tempo in una prova certa di appartenenza è un’operazione tanto suggestiva quanto priva di valore. Non è informazione. È costruzione narrativa.
Il diritto penale non si fonda su impressioni, né su teorie suggestive, ma su prove serie, verificabili e sottoposte a contraddittorio.
La difesa ha già contrastato pretese da parte di servizi israeliani, con la fattiva collaborazione di autorità italiane, di inquinare lo Stato di diritto, tentando di trasformando le aule di giustizia italiane in estensioni del conflitto e cercando di accreditare come prove materiali di dubbia provenienza dalle macerie di Gaza, raccolti e utilizzati senza alcuna garanzia, che proprio in ambito internazionale hanno posto gravi problemi di affidabilità e di tenuta delle regole minime per uno Stato di diritto, rendendo necessario l’intervento della difesa quale argine.
Chi oggi “spiega” senza conoscere nulla non sta contribuendo alla verità: sta semplicemente parlando a vuoto.
La verità non teme certo il contraddittorio, nemmeno fuori dalle aule.
⸻
Si richiede la pubblicazione integrale, senza commento, nei termini di legge.
Cordialmente,
Avv. Nicola Canestrini
Avv. Fausto Giannelli
Avv. Giuseppe Sambataro
(1) Scarcerato dal Tribunale del Riesame di Genova il 29 gennaio nell'ambito dell'inchiesta sui presunti fondi ad Hamas basata sul file prodotto dai servizi israeliani
VAI A TUTTE LE NOTIZIE SU GAZA
 
Dossier
diritti
|
|