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13 aprile 2026
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Ungheria: il vincitore non è propriamente un democratico
di Francesco Dall'Aglio

Con quasi il 90% dei voti scrutinati, il successo di Tisza è andato oltre le più rosee previsioni e il partito di Magyar ha più dei 2/3 dei seggi parlamentari, cosa che gli consentirà di poter formare il governo senza nessun problema. Al terzo posto Mi Házank, a completare l'elenco delle tre sfumature di destra che siederanno in Parlamento.

Von der Leyen canta vittoria e fa bene, dato che in molti sperano che la vittoria di Magyar servirà a rivitalizzare l'Unione, o almeno a riportare un po' di entusiasmo (a giudicare da quello che sta succedendo su Twitter missione compiuta, Calenda è al 99.9% di consensi); cantano vittoria anche a Kiev ma con meno entusiasmo, dato che sanno bene che la situazione non è semplice come si potrebbe pensare a prima vista.

La sostituzione di Orban con un governo più "filoeuropeo" ovviamente porterà (probabilmente) meno ostacoli per quello che riguarda i fondi da destinare all'Ucraina, anche se l'Ungheria non è il solo paese che si oppone (e bisognerà anche vedere cosa succederà ora che il "cattivo Orban" è stato eliminato e quei 91 miliardi di € bisognerà metterceli davvero).

Molto probabilmente ci sarà maggiore sostegno diplomatico all'accesso dell'Ucraina all'UE, ma anche qui non è solo l'Ungheria ad essersi opposta e il processo sarà talmente tanto lungo e complesso che la semplice vittoria di Magyar non lo modificherà. Per l'Ungheria resta poi il nodo gravissimo della dipendenza energetica dalla Russia, che non dipende da Orban ma dalla geografia.

È improbabile che Magyar intenda modificare la situazione, o semplicemente possa farlo; e in queste condizioni non è molto probabile trovarsi un'Ungheria allineata coi baltici o con la Polonia. Resta anche il nodo della minoranza ungherese in Ucraina, che non è semplice da digerire per un partito comunque di destra come Tisza (eh sì, non sono esattamente dei liberal progressisti).

Trump, intanto, fa finta di niente. Orban chi?

Vediamo che dirà la nostra.


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