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Senza frontiere né confini
di Franca Zanaglio
Jurij Gagarin, il 12 aprile 1961, il primo uomo nello spazio.
Solo nella Russia sovietica un giovane povero, figlio d'un falegname ("Vengo da una famiglia comune, una famiglia di lavoratori come ce ne sono milioni nella mia patria socialista. I miei genitori sono due semplici russi ai quali la Rivoluzione d'Ottobre ha dato una vita piena e dignitosa.") poté diventare il primo cosmonauta della storia.
"Subito dopo compresi l'enorme responsabilità che pesava su di me. Essere il primo a compiere il sogno di molte generazioni di uomini, ad aprire all'umanità la via del cosmo. C'è oggi un compito più complesso di questo? È una responsabilità assunta non davanti a una sola persona, davanti a qualche decina di uomini o davanti a un collettivo. È una responsabilità assunta davanti a tutto il popolo sovietico, davanti all'umanità, al suo presente e al suo avvenire. E se sono fermamente deciso a compiere questo volo è perché sono comunista, perché alle mie spalle ho una folla di esempi dell'eroismo dei miei compatrioti".
Per mantenersi agli studi aveva lavorato in fabbrica, divenendo in seguito uno dei piloti d'aerei MIG.
Lo stato dei contadini e degli operai mandò nello spazio un operaio, un figlio della Rivoluzione durante la guerra fredda, nella sfida tra il blocco socialista e quello capitalista in cui era determinante il progresso tecnico e scientifico.
E nella conquista delle Spazio da parte del blocco socialista non c'era tanto un desiderio di primato formale, ma il desiderio di rappresentare quel primato come conquista di una società egualitaria, in cui a tutti i cittadini era consentito l'accesso allo studio e alle Scienze, in cui tutti i cittadini contribuivano alla collettività con il proprio talento e i propri sforzi.
Si voleva smentire la propaganda capitalista secondo cui il socialismo appiattiva e standardizzava le menti avvilendo le capacità dei singoli, si voleva dimostrare anzi che se a tutti sono offerte le stesse possibilità di realizzarsi nello studio e nel lavoro, si ottiene una spinta intellettuale ed un accrescimento delle capacità degli individui, e da lì un progresso tecnico-scientifico al servizio del popolo.
In piena guerra fredda la sua prima parole pronunciate dallo spazio furono parole di pace. “Da quassù la Terra è bellissima, senza confini né frontiere.”, a dimostrazione che il figlio della Rivoluzione, nella quale erano morte migliaia di operai e contadini, portava dentro di sé un patrimonio morale genuinamente comunista.
Fu una frase che disturbò la propaganda occidentale, che descriveva i sovietici come guerrafondai assetati di sangue.
Fu una frase densa di spiritualità da parte di un uomo cresciuto nel "materialismo" comunista, lo spauracchio usato a Occidente per alimentare l'anti-bolscevismo, in realtà rivelatrice di quanto il mondo fosse diviso da confini e conflitti prodotti invece dall' imperialismo capitalista.
Gagarin seppe abbracciare col suo sguardo tutta l'umanità: “Girando attorno alla Terra, nella navicella, ho visto quanto è bello il nostro pianeta. Il mondo dovrebbe permetterci di preservare e aumentare questa bellezza, non di distruggerla”.
“Saluto la fraternità degli uomini, il mondo delle arti e Anna Magnani".
"𝐃𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐬𝐬𝐮̀ 𝐥𝐚 𝐓𝐞𝐫𝐫𝐚 𝐞̀ 𝐛𝐞𝐥𝐥𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐚, 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐞́ 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐢𝐧𝐢".
 
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