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L'incoerenza come metodo
di Laurent Luboya
La cosiddetta “incoerenza” dei politici non è un incidente: è diventata un metodo.
Oggi un leader può dire una cosa al mattino e il suo contrario la sera, senza che questo venga più percepito come scandalo, ma come “strategia”.
Il problema è che abbiamo normalizzato tutto questo come se fosse politica moderna, quando in realtà è spesso solo gestione opportunistica del consenso.
Come ricordava Hannah Arendt, il vero rischio non è la singola bugia, ma un sistema in cui la verità diventa secondaria rispetto alla narrazione.
Quando questo accade, non è più il cittadino a valutare la politica, ma la comunicazione a sostituire la realtà.
E già Niccolò Machiavelli aveva descritto senza illusioni che il potere si conserva anche attraverso la flessibilità del discorso.
La differenza è che oggi questa logica non viene più ammessa apertamente: viene mascherata da “coerenza istituzionale” o “adattamento al contesto”.
Il risultato è evidente: sfiducia crescente, distanza tra cittadini e istituzioni, e una politica che perde credibilità ogni volta che cambia versione senza spiegazioni.
Forse il problema non è che i politici sono incoerenti. Il problema è che abbiamo smesso di pretendere coerenza come forma minima di rispetto verso la verità pubblica.
 
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