 |
La repubblica delle carote
di Elisa Fontana *
E’ da qualche settimana che leggiamo della telenovela di Forza Italia, dello scontento dei Berluscones verso Tajani, della voglia di rinnovamento e via di seguito, di puntata in puntata, come se fosse un partito vero e non una branca dell’impero Mediaset.
Tanto è vero che i congressi regionali voluti da Tajani e che avrebbero dovuto tenersi questa primavera, sono stati prontamente bloccati dopo che Marina Berlusconi è stata vista inarcare un sopracciglio. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la sconfitta referendaria e l’aver privato Marina di poter dedicare la vittoria al padre.
E, dunque, via alle pulizie primaverili ordinate da Arcore. Defenestrati Gasparri e la sua carota da capogruppo al Senato, tramite petizione portata avanti da Lotito, e al suo posto insediata regalmente Stefania Craxi, della quale in verità non si conosce una sola idea, fatta salva la consonanza di repulsione contro la magistratura, eredità comune con i Berluscones, visti i guai giudiziari dei due padri. Via anche Barelli, il capogruppo alla Camera, ma di più difficile trasferimento essendo il consuocero di Tajani e, dunque, bisognerà trovargli uno scranno adeguato alla levatura familiare.
Ma Marina è donna manager, abituata a maneggiare gli organigrammi delle società con la massima disinvoltura e, dunque, parte anche la convocazione del buon Tajani direttamente a Milano dove alla destra di Marina siede l’immortale Gianni Letta. E lì per quattro ore si discute del presente, del futuro, di nomine e di nomi come si conviene in un qualsiasi consiglio di amministrazione.
Ed è proprio qui che dovrebbe nascere la domanda delle cento pistole: ma si può ritenere normale, come pare di capire dalla collettiva disattenzione, questa anomalia tossica che vede non già un partito azienda come pudicamente era stato chiamato mentre Berlusconi era vivo e operante, ma una branca a tutti gli effetti della galassia Mediaset, con tutto ciò che comporta in termini di indipendenza di pensiero e di azione e di democrazia sostanziale?
Un partito tenuto per la gola da 100 milioni di fidejussione in mano ai Berlusconi che se decidessero di esigerla significherebbe la polverizzazione istantanea del partito e, dunque, non è fantascienza vedere la sudditanza del medesimo ai voleri degli effettivi padroni che muovono pedine, persone, incarichi e danno la linea politica da seguire al di fuori e al di sopra di ogni regola democratica.
Ora, anche dentro Forza Italia non tutti esprimono le loro idee con una carota in mano, ci sono sicuramente persone anche di una certa levatura personale e intellettuale. Possibile che nessuno veda lo stridio di questa anomalia?
Non solo, ma stando così le cose, cosa mai impedirebbe domani ad una dinastia industriale italiana, che ne so, i Ferrero ad esempio, di crearsi un loro partito, finanziarlo senza problemi e tenerlo in Parlamento esclusivamente per il bene della Nutella e dei Ferrero Rocher? O ai Barilla di fare altrettanto?
Grideremmo tutti allo scandalo, ci diremmo che il Parlamento è stato declassato a mercato rionale, chiederemmo provvedimenti. Invece con Forza Italia non accade, forse perché non immediatamente sovrapponibile ad un prodotto come la Nutella, ma il principio, anzi la mancanza totale del principio è esattamente la stessa.
Quando decideremo di svegliarci e di realizzare che siamo nel terzo millennio sarà sempre troppo tardi, nel frattempo godiamoci placidamente e senza scossoni questa repubblica delle banane. Anzi, delle carote.
* Coordinatrice Commissione Politica e Questione Morale dell'Osservatorio
 
Dossier
diritti
|
|