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12 aprile 2026
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Regione Calabria: il miracolo dei pani e dei prezzi
di Raffaele Florio

C’è un posto in Calabria dove entri, ti siedi, ordini e quando arriva il conto… non svieni. Non chiami il cardiologo. Non fai il mutuo. No, sorridi. Così, spontaneamente. Che già questo, nel 2026, è sospetto.

Questo posto non è un sogno. Non è nemmeno una trattoria nascosta in un vicolo di Vibo con la nonna che cucina. No. È molto più esclusivo: è la mensa della Regione.

Ora, uno si immagina la mensa. Vassoio di plastica, pasta scotta, la fettina che sembra aver perso la speranza nel ’98. Invece no. Qui entri e sembra di stare a MasterChef, solo senza giudici cattivi.

Crudité di mare. Prosciutto affettato al momento. Frutta “turgida” — che già detta così sembra più una promessa che un alimento.

E tu pensi: “Vabbè, ma quanto costerà?”.

E lì parte il momento comico.

Primo a 3 euro e qualcosa. Secondo a 5. Menù completo sotto i 10 euro.

Sotto i 10 euro!

Oggi con 10 euro al supermercato compri il carrello… senza le ruote.

Io me li immagino, quelli che lavorano lì dentro. Entrano, si siedono, leggono il menù e fanno: “Ma scusate, manca uno zero?”.

“No no, è giusto così.”

Perché il problema non è che si mangia bene. Magari! Il problema è che fuori da quella porta c’è un altro mondo. Lì fuori tu vai al bar, chiedi un toast e il barista ti guarda come se avessi chiesto un Rolex a rate.

Dentro invece no. Dentro è tutto un altro film. Il prosciutto viene affettato al momento.

E poi la cosa più bella: se avanza qualcosa, lo compri pure scontato. Cioè, capito il livello? Non solo mangi bene e spendi poco… ma fai pure l’outlet del pranzo.

È come se andassi al ristorante stellato, mangiassi a prezzo di mensa aziendale e alla fine ti dicessero: “Guardi, se vuole portarsi via l’aragosta di ieri, gliela facciamo metà prezzo.”

Ora, tutto regolare, per carità. Tutto scritto, tutto autorizzato. Ma a me fa ridere una cosa: che in Italia siamo bravissimi a fare miracoli… però sempre negli stessi posti.

Perché la vera domanda è: ma se riescono a fare un pranzo così, con quei prezzi… ma perché non lo fanno pure fuori?

Perché fuori tu vai a fare la spesa e la frutta non è “turgida”. È “titubante”.

Alla fine non è nemmeno una questione di rabbia. È proprio una questione di comicità involontaria.

E allora niente, quando ti dicono che bisogna fare sacrifici, stringere la cinghia, tirare avanti con dignità… tu annuisci, fai il serio, fai pure il responsabile.

Poi però ricordati che, da qualche parte, c’è gente che la cinghia non la stringe: la usa per tenere su i pantaloni dopo il secondo giro di prosciutto affettato al momento.

E a quel punto capisci che in Italia il problema non è la fame.

È che alcuni hanno il menù… e altri solo il conto.


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