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Netanyahu a rischio: accordo USA-Iran potrebbe chiudere la sua carriera politica
di Leandro Leggeri
Un eventuale accordo tra Stati Uniti e Iran potrebbe trasformarsi nel colpo più duro mai subito da Benjamin Netanyahu sul piano politico. Secondo un’analisi di Middle East Eye, i termini emersi dalle indiscrezioni sul cessate il fuoco delineano uno scenario diametralmente opposto agli obiettivi dichiarati da Israele all’inizio del conflitto.
Tra i punti discussi vi sarebbero la fine delle ostilità, il mantenimento del programma nucleare iraniano, garanzie per gli alleati regionali di Teheran e persino meccanismi di compensazione economica. In questo quadro, l’Iran non uscirebbe indebolito, ma rafforzato, sia politicamente che strategicamente.
Per Netanyahu, che aveva impostato la guerra sull’obiettivo di rovesciare o almeno ridimensionare drasticamente la Repubblica Islamica, si tratterebbe di un fallimento evidente. Dopo settimane di conflitto, Teheran mantiene le sue capacità militari, conserva il proprio sistema politico e, soprattutto, rafforza il proprio ruolo nel Golfo, anche attraverso la leva dello Stretto di Hormuz.
Le implicazioni regionali sono profonde. Un Iran più forte metterebbe in discussione gli equilibri costruiti negli ultimi anni, inclusi gli Accordi di Abramo, basati su una convergenza tra Israele e monarchie del Golfo contro Teheran. Ora, proprio questi Paesi si troverebbero esposti e potenzialmente costretti a riconsiderare la loro dipendenza strategica da Stati Uniti e Israele.
Anche sul fronte libanese emergono criticità. Nonostante le dichiarazioni israeliane sulla sconfitta di Hezbollah, il movimento sciita continua a dimostrare capacità operative significative, colpendo quotidianamente obiettivi nel nord di Israele. Un eventuale cessate il fuoco che includa anche il Libano verrebbe percepito come un’ulteriore vittoria dell’asse guidato dall’Iran.
Il problema per Netanyahu non è solo strategico, ma interno. I sondaggi non mostrano un rafforzamento della sua posizione politica e la prospettiva di elezioni anticipate rende ancora più fragile la sua leadership. Un accordo che lasci l’Iran più forte rischia di alienargli anche parte della sua base elettorale.
In questo contesto, cresce il rischio di una dinamica pericolosa: per evitare una sconfitta politica, Netanyahu potrebbe essere incentivato a ostacolare o sabotare il processo negoziale, prolungando il conflitto nel tentativo di modificare gli equilibri sul terreno.
La guerra contro l’Iran, nata per ristabilire la deterrenza israeliana, rischia così di produrre l’effetto opposto: rafforzare i rivali regionali e indebolire la leadership politica che l’ha promossa.
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