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11 aprile 2026
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La politica estera questione dirimente
di Claudio Grassi

Premesso che le primarie sono una “grandissima sciocchezza”, così come la abolizione del sistema elettorale proporzionale, la abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, “riforme” realizzate per garantire la governabilità, ridurre la frammentazione politica, avvicinare le persone alla politica e che hanno prodotto l’esatto contrario, la situazione che si presenta oggi è esilarante!

Si leggono interviste di “leader” che si sono vantati per vent’anni di aver inventato le primarie, dire che oggi sono inopportune… segretari/e di partito che si sono vantati/e di essere state scelte “dal popolo” con le primarie, dire che non sono una priorità…

Tutto questo perché? Perché si teme che le primarie vengano vinte da chi non si vuole che le vinca, cioè Giuseppe Conte.

Non solo, quelli che stanno nel campo largo, ma non vogliono né la Schlein né Conte, considerati troppo di sinistra (sic!), cioè Matteo Renzi e chi gli sta dietro (Draghi tanto per fare un nome), propongono Silvia Salis…

Non è difficile capire che tutto questo respinge quella parte di elettori, soprattutto giovani, che sono stati determinanti per far vincere il No al referendum.

Ma c’è un’altra cosa assurda.

Si dice: prima facciamo un programma condiviso, poi facciamo le primarie! Ma scusate, a cosa servono le primarie se chi vince deve applicare un programma già scritto?

I casi sono due: o si fanno le primarie - e quindi ogni candidato/a si presenta con un proprio programma e sulla base di quello viene votato, oppure i partiti che si riconoscono nel campo largo si riuniscono e cercano di fare un programma comune e a quel punto non solo è ovvio, ma è anche giusto che il candidato premier sia quello del partito più forte.

La mia opinione è che c’è un punto che deve essere chiarito, con o senza primarie.

Quale è la linea di politica estera di chi si pone in alternativa alla destra?

È un problema sostanziale, che in un contesto ben meno grave di quello attuale, nel 2008, ha determinato la fine del secondo governo Prodi.

Oggi, in un contesto dove la guerra è l’elemento sovraordinatore di qualsiasi scelta, deve essere chiarita quale è la posizione in politica estera che si assume.

Perché il problema non si risolve attaccando la politica criminale di Trump se poi si propone di ritornare alla politica altrettanto criminale di Biden.

Il problema si risolve solo cambiando completamente il paradigma sulla politica estera.

Occorre prendere atto che il mondo è cambiato, che il sistema unipolare a guida statunitense non regge più, che esistono i Brics con cui occorre aprire relazioni, a partire dalla Cina e dalla Russia.

Questo dovrebbe essere il grande dibattito da aprire in vista delle prossime elezioni politiche, se si vogliono affrontare seriamente i problemi che stanno di fronte a noi.


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