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11 aprile 2026
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Ennesima legge elettorale antidemocratica?
di Domenico Cortese

Dopo la batosta del referendum, il governo cerca di riprendersi scrivendo l’ennesima legge elettorale antidemocratica, come tutte quelle in cui sono stati presenti sistemi maggioritari o premi di maggioranza.

In realtà, è ormai una ridicola tradizione del nostro Paese quella per cui quasi ad ogni legislatura si cambi legge elettorale, facendo a gara tra i due blocchi borghesi di centrodestra o falsa sinistra a chi sforna la legge più antidemocratica: è questo che serve al capitale e agli imprenditori italiani, una legge elettorale che riduca al minimo la possibilità che i partiti di estrazione operaia, oggi sconosciuti ai più, possano avere voce in capitolo dentro le istituzioni.

Vediamo cosa ci tocca sentire questa volta. La legge che starebbe elaborando il governo eliminerebbe i collegi uninominali, si svilupperebbe con un proporzionale puro ma con un maxi premio di maggioranza (70 seggi alla Camera, la metà al Senato) allo schieramento che supera il 40 per cento. Se nessuno lo supera si prevede un ballottaggio tra le prime due coalizioni.

Non ci sono le preferenze, anche se almeno su questo Fratelli d’Italia sembra più possibilista. L’accordo non modifica le soglie di sbarramento previste dal Rosatellum: 3% a livello nazionale per i singoli partiti che non si presentano in coalizione, 10% per le coalizioni.

Niente di nuovo sotto il sole: la dittatura della maggioranza (o, meglio, di chi ha il potere mediatico per diventarlo), mascherata da proporzionale.

Non che la legge attuale sia migliore. Il Rosatellum è un sistema misto che assegna circa 1/3 dei seggi con metodo maggioritario (uninominale) e 2/3 con metodo proporzionale (plurinominale). Il voto è unico e tracciato su una sola scheda per entrambe le quote, con liste "bloccate" (senza preferenze) e soglie di sbarramento.

Questo per ricordarci che le leggi antidemocratiche sono caratteristica anche di chi si dichiara di “sinistra”.

Infatti, il Rosatellum è stata approvata in via definitiva al Senato il 26 ottobre 2017, con maggioranza PD, con relatore Ettore Rosato, allora in quota PD. Questa ha sostituito la precedente legge elettorale italiana del 2015, nota come Italicum (valida solo per la Camera dei deputati, varata dal PD) e la previgente legge Calderoli, soprannominata Porcellum (in vigore per il Senato della Repubblica e non abrogata dall'Italicum), ambedue soggette a pronunce di parziale incostituzionalità da parte della Corte costituzionale.

Si può dire che negli ultimi 33 anni tutte le leggi elettorali abbiano avuto un vulnus democratico, dando alla maggioranza un potere maggiore rispetto a quello che le conferiva il voto elettorale.

Il Mattarellum (1993-2005), anch’esso voluto dall’allora PDS, era un sistema misto, 75% dei seggi con collegi uninominali maggioritari, 25% proporzionale; il Porcellum (2005-2015), proporzionale con premio di maggioranza e liste bloccate; l’Italicum (2015-2017), proporzionale con premio di maggioranza (destinato solo alla Camera) e, appunto, il Rosatellum (2017-oggi).

Va aggiunto, inoltre che la legge elettorale è solo uno, forse il più incisivo ma non il solo degli strumenti che la borghesia italiana sta usando per marginalizzare l’influenza e le potenzialità di crescita dei piccoli gruppi o per mantenere immutati i rapporti di forza sociali.

Alludo soprattutto a quelle modifiche che nel 1997 (governo Prodi) hanno interessato il regolamento della Camera e che hanno segnato il punto di valorizzazione massima dei “poteri” del Governo in Parlamento, lungo la direttrice già segnata dalle “novelle” precedenti (si pensi alla generalizzazione dell’applicazione del contingentamento dei tempi, alle nuove regole per il voto degli emendamenti e così via).

E tutto ciò mentre, su altro piano, i principali processi di riforma escono dalle aule parlamentari per radicarsi sostanzialmente nell’Esecutivo, mediante un ricorso del tutto anomalo (rispetto al modello previsto dall’art. 76 Cost.) all’istituto della delegazione legislativa e si accentua la prassi del ricorso alla questione di fiducia per le decisioni di maggiore rilievo politico (si pensi alla legge finanziaria e alle questioni di fiducia poste sui c.d. “maxi-emendamenti” del Governo).

Tutti elementi che, insieme ad altri, segnano una diversa applicazione del principio di maggioranza, un’applicazione sempre più autoritaria.

La classe lavoratrice, per quanto mi riguarda, deve assolutamente contrastare ogni compressione in senso peggiorativo della democrazia borghese. Sul piano elettorale, sostenere il principio proporzionale puro “una testa, un voto”, contro ogni soglia di sbarramento, premi di maggioranza e formule maggioritarie. E rifiutare, ovviamente, ogni proposta di riforma della forma di governo in senso presidenzialista.


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